«Norma antidemocratica» Presto un ordine del giorno

SCARMAGNO Lunedì 22 ci saranno anche i sindaci di Scarmagno, Pier Luigi Bot Sartor e di Vialfrè, Francesco Prato, davanti alla prefettura di Torino insieme agli altri primi cittadini dei 597 comuni piemontesi che il Governo vorrebbe far sparire con un obiettivo di contenimento della spesa pubblica. «Un solo sindaco a rappresentare il Comune in seno ad un'unione – esordisce Bot Sartor – mi evoca brutti ricordi. Di quando i Comuni erano amministrati da un podestà che poteva fare il buono ed il cattivo tempo. La norma introdotta dal Governo all'interno della manovra correttiva in primis mi appare antidemocratica. Ma nemmeno l'aspetto economico mi sembra degno di rilievo: se per far quadrare i conti dello Stato dobbiamo tagliare le indennità di assessori e consiglieri, che messi tutti insieme fanno poche migliaia di euro l'anno, significa che siamo proprio sul lastrico. Il Governo invece di agire ‘a tastoni', come mi sembra stia procedendo, dovrebbe andare avanti per obiettivi. Per migliorare i conti ad esempio potrebbe proporre ai Comuni l'introduzione di una ‘tassa di scopo: pochi euro per cittadino, finalizzati ad interventi concreti, come per esempio la realizzazione dell'ospedale unico del Canavese. In questo modo - osserva - i cittadini farebbero sicuramente la loro parte, poiché seriamente motivati. Invece di vedersi privati di identità e di servizi, non si sa per cosa. La strada da seguire, come hanno già detto molti miei colleghi, è quella dell'unione dei servizi. Noi lo abbiamo già fatto con la Comunità collinare Piccolo anfiteatro morenico ed i risultati positivi sono sotto gli occhi di tutti. Abbiamo cominciato con l'istruzione, creando dei poli scolastici». E conclude: «Non vedo proprio come una sola persona possa essere in grado di amministrare un Comune per piccolo che sia. Da noi ogni componente del consiglio, che ci costa complessivamente circa 100 euro l'anno, ha compiti specifici che svolge al di fuori del suo orario di lavoro per puro spirito altruistico e di volontariato». Stessa musica a Vialfrè, 260 abitanti. «Questa norma deve assolutamente essere rivista – commenta Franco Prato – quindi noi sindaci dobbiamo far sentire la nostra voce con il sostegno dell'associazione dei Comuni, dei parlamentari piemontesi. E' un problema cultura. Di democrazia negata. E' una norma senza senso perché a tutti gli effetti i costi dei piccoli Comuni sono oggettivamente inferiori rispetto agli altri costi della politica». Oltre a manifestare a Torino, i sindaci di Scarmagno e di Vialfrè stanno preparando un ordine del giorno nel quale verrà ufficialmente espressa e motivata la contrarietà alla manovra che taglia i municipi. «Al più presto – chiosa- convocherò una seduta di consiglio straordinaria dedicata alla discussione di questo argomento». (l.m.)