Più rispetto per "Bella ciao", un inno intriso di sangue

la lettera del giorno Da qualche tempo è invalsa l'abitudine da parte di partecipanti a manifestazioni di piazza di ogni genere, di cantare "Bella ciao". Dentro di me fremo! Costoro si azzardano ad intonare un inno che è stato "sacro" ed intriso del sangue dei "veri" partigiani: uomini e donne, molti di loro giovani, che hanno sacrificato la loro vita per liberare la Sacra Patria dai terribili invasori. Si impossessano del simbolo della gloriosa guerra partigiana (quella vera, non quella delle sigle): per loro è facile, con fazzoletti di vario colore al collo e con la pancia piena... cantano sotto un cielo da cui piove tutt'al più pioggia o neve, non bombe o spezzoni incendiari. Oggi la nostra vita, nonostante i problemi che viviamo è comoda e sicura, mentre per i partigiani che dal '43 in poi vivevano in montagna, in mezzo alla neve ed alle intemperie, sempre all'erta per difendersi dalle aggressioni ed a rischio di tradimenti che potevano pregiudicare la loro vita e quella dei loro cari, non lo era altrettanto. Poiché chi scrive ha vissuto da vicino simili esperienze e ricorda quell'inno cantato da chi andava incontro alla morte, esorto coloro che ne fanno un uso non appropriato ad astenersi dal cantarlo: appartiene a loro, lasciamo che riposino in pace! Approfitto dell'ospitalità gentilmente concessami per elogiare vivamente il corpo insegnanti di Caluso che hanno fatto allestire molto bene la mostra dei disegni realizzati dai propri alunni in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, con ciò rendendoli pienamente consci della loro Storia. Ho baciato commossa l'antica bandiera colà esposta! Bianca Boux