Paesaggi d'estate per chi ama (e rispetta) la natura

la lettera del giorno Sono le 14 di una calda giornata d'estate di inizio agosto. È quel momento della giornata che D'Annunzio in una sua poesia descriveva come: «Bonaccia, calura, per ovunque silenzio. L'Estate si matura sul mio capo come un pomo che promesso mi sia? Perduta è ogni traccia dell'uomo. Voce non suona, se ascolto. Ogni duolo umano m'abbandona». Oggi il cielo è particolarmente terso, come non lo vedevo da tempo. In pianura è difficile vedere il cielo di questo azzurro, tranne dopo qualche temporale primaverile. Sono in bicicletta lunga la campagna di un comune limitrofo e la stradina e è polverosa. Degli arbusti e alberi a tratti formano una galleria che rinfresca l'aria ma non fa scorgere la fine. Sono rovi con le more quasi mature, noci, acacie. Tutt'intorno c'è solo il canto di uccelli, alcuni dei quali non riesco a riconoscere. Sono lì a sfornare stornelli per le loro amate, come a dire: «Guardatemi che bello sono, guardate la mia terra, come è ampia e ricca!». È una gara di canto, anche per segnare marcatamente i propri confini è l'armonia della natura. Lungo la roggia fresca e gagliarda c'è il trionfo del verde. Mi fermo un momento e vedo che gli steli d'erba e le lussureggianti foglie che all'inizio mi sembravano tutti uguali, sono verdi, certo, ma con dieci, cento, mille sfumature. Mi viene da pensare che nella natura il verde è proprio un colore diffuso. Verde pistacchio, verde pisello, verde ramarro e poi si dice: «Polmone verde» per indicare una zona di una città piena di alberi o parchi. E gli alberi regalano ossigeno all'aria e dovremmo metterne a dimora sempre di più per stare bene e per controbilanciare l'inquinamento. Certo che noi esseri bipedi siamo proprio degli arroganti, usiamo la terra e poi la sporchiamo buttando stoltamente lattine, vetro e plastica lungo la strada. Allora capisco che il lavoro da fare è molto ancora. È proprio da questi gesti che si deve iniziare. So che per molti sono cose consolidate nei nostri gesti. Ma è un cammino che per molti, forse troppi, è solo un miraggio. A chi mi legge permettete un consiglio: la prossima volta che avete un pezzo di carta, magari pensateci prima di buttarlo a terra. Giorgio Cortese Favria