Patronale quasi come ai bei tempi

RIVAROLO C'era un tempo, quando San Giacomo cadeva a ridosso tra luglio e agosto, che la partecipazione alla festa era sempre in tono minore. Complice la chiusura di molte attività lavorative, soprattutto nel settore dell'industria, Rivarolo si svuotava e la patronale ne soffriva, in un certo senso. Accadeva, ma in passato, mentre oggi che le storiche aziende sono solo un ricordo e la tendenza della gente è a scaglionare le ferie, il colpo d'occhio nella "città dei bijautagambe" è quello abituale: tanto traffico, quasi la totalità di negozi aperti a cercare di conquistarsi gli ultimi clienti con i saldi conclusivi, la sensazione di non essere affatto a ridosso della "serranda selvaggia" ma in un qualsiasi periodo dell'anno. E così San Giacomo 2011, andato in archivio ieri sera, si è caratterizzato per una buona partecipazione di gente. Complice un programma di prim'ordine che non ha sacrificato praticamente nulla, nonostante le risorse per le manifestazioni siano sempre meno, la patronale ha vissuto intensi momenti sia per quanto riguarda la parte religiosa che quella profana. Se la Filarmonica ha dato il meglio di sè, sabato sera, con un repertorio ancora rinnovato che ha dimostrato, una volta di più, le qualità del gruppo del maestro Donato Lombardi, il ‘picco' di presenze (fuochi pirotecnici a parte) si è registrato nel gran lunedì della fiera. Centossessanta gli ambulanti per altrettante bancarelle, dieci espositori di macchine agricole, sette produttori provenienti anche da Perosa, Leinì, oltre che la più vicina Bosconero e la stessa Rivarolo, naturalmente, a dar sfoggio di superbi capi bovini di razza piemontese nel parco del castello Malgrà. Tra le curiosità, anche i pony e gli asinelli in vetrina di un allevatore di Salassa che hanno avuto nei bambini i loro maggiori estimatori. A tutti (coltivatori, produttori, allevatori), l'amministrazione comunale ha fatto dono di una targa raffigurante delle mucche, sullo sfondo del castello, e i logo di Palazzo Lomellini e dei 150 anni dell'Unità d'Italia. Soddisfatti, alla fine, tutti coloro che hanno concorso alla buona riuscita di "San Giaco", per dirla alla canavesana. Mauro Michelotti