«Costi alti pochi sponsor e impianti»

SAN GIUSTO CANAVESE La fine della breve storia del Football Club Canavese ha lasciato molto rammarico tra gli sportivi canavesani che anno dopo anno stanno assistendo al declino del calcio di casa nostra il quale, dopo un periodo più felice che mai, sta perdendo man mano i pezzi. Cerchiamo di analizzarne le cause con l'aiuto di alcuni addetti ai lavori. Per il presidente della Delegazione Distrettuale di Ivrea della F.I.G.C., Roberto Drago, le cause sono da ricercare «Nella profonda crisi che ha colpito la Olivetti, col relativo indotto, lasciando nel territorio un vuoto ancora da colmare. Altre realtà piemontesi, invece, vedi ad esempio il cuneese ed il novarese, dove la produzione era diversificata, hanno sopportato meglio la crisi in atto, crisi che a mio avviso durerà ancora qualche anno. Ci sono poi altri due problemi che non vanno dimenticati e cioè la carenza nel nostro territorio di infrastrutture per praticare non solo il calcio, ma anche altri sport, e la stretta dello Stato sui Comuni che se prima potevano elargire qualche contributo allo sport ora fanno fatica a gestire le cose primarie». Sulla fine del Canavese, Drago si dichiara «Dispiaciuto per questo epilogo, soprattutto per il presidente Francesco Ferraris, un uomo che ha dato tanto al calcio canavesano, ma quando una persona non riesce a dormire a furia di pensare ai problemi della squadra di calcio bisogna rammentare che il calcio è un gioco e come tale deve continuare a rimanere». «A parte la disparità di trattamento che ho notato tra il Canavese e altre squadre di Lega Pro - continua Drago - non nego che mi sarebbe piaciuto vedere i giovani del Canavese in Eccellenza. Sono sicuro che avremmo visto del bel calcio». Più o meno dello stesso avviso il presidente del Montalto Ivrea, Gianluca Actis Perino. «Purtroppo, oggi come oggi - spiega il massimo esponente del sodalizio arancio-granata - è impensabile che una persona sola possa portare avanti una società professionistica, anche per l'estrema difficoltà di poter reperire degli sponsor importanti, soprattutto in un piccolo centro. Di contro i costi sono elevatissimi, a partire da iscrizioni, stipendi e quant'altro, mentre i ricavi sono praticamente inesistenti. Se poi aggiungiamo la crisi generale che da qualche anno penalizza le aziende impedendo di fatto di poter fruire anche di piccoli contributi, il quadro è completo. Mi spiace molto per il presidente Ferraris, che da oltre vent'anni ha dedicato, prima alla Sangiustese e poi al Canavese, la sua grande passione. Sul declino del calcio canavesano, a mio parere, lo stesso va attribuito al fatto che non c'è stato un valido ricambio a livello dirigenziale dopo l'abbandono di personaggi chiave. Pensare di unire le forze è utopistico perchè ognuno tiene alla prosecuzione della storia del proprio club. Io penso che il segreto per non ripartire da zero sia quello di non basare la società su un singolo individuo, ma di allargare il gruppo dirigente per riuscire a far fronte ad un'eventuale abbandono». Anche l'ex capitano, Giorgio Del Signore, uno degli artefici della storica promozione nell'allora serie C, non nasconde la propria amarezza. «Mi piange il cuore constatare che il Canavese, una società nella quale ho trascorso quattro anni meravigliosi, non esiste più. Mi spiace enormemente per il presidente Ferraris, una persona speciale che non meritava questo epilogo e per i dirigenti che hanno dato tutto loro stessi alla causa blugranata». «Quello che sta succedendo al calcio canavesano - conclude Del Signore - è la logica conseguenza della crisi, presente in tutti i settori, che in »anavese si sta sentendo più che altrove». f.q.)