Sono destinati a sparire gli ospedali più obsoleti
IVREA Nel nuovo Piano sanitario si rileva come molti ospedali della Regione siano tecnologicamente obsoleti e abbiano sedi ormai vecchie. La vetustà degli edifici ospedalieri è un dato che ostacola la qualità ma l'esecuzione di interventi di adeguamento delle strutture è molto onerosa e spesso poco efficace. Si precisa inoltre: "La metà delle strutture, caratterizzate da un'elevata vetustà e bassa efficacia degli interventi di adeguamento, corrispondono a piccoli nosocomi dotati di un numero limitato di posti letto. Per tali sedi l'incidenza dei costi di adeguamento ai requisiti minimi strutturali è molto al di sopra della media regionale, ovvero per adeguare tali strutture occorre investire risorse pari a quelle necessarie a ricostruire a nuovo ben più della metà delle strutture stesse". "Al riguardo la giunta regionale individuerà i presidi ospedalieri che presentano tali caratteristiche e che saranno riconvertiti in strutture intermedie. In seguito al riordino funzionale, tali edifici erogheranno prestazioni appropriate alle esigenze del territorio". Il Piano prosegue proponendo la sanità come impresa economica, anche perché assorbe, a livello nazionale, il 7 per cento del prodotto interno lordo, la sua posizione è superiore a quella dell'intera agricoltura (3 per cento), del settore tessile e dell'abbigliamento (3,4 per cento), dell'industria chimica (2 per cento) e dell'auto (1,3 per cento). La spesa per i soli acquisti del sistema sanitario nazionale rappresenta un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro con un incremento, su base annua, dell'8 per cento. Le imprese operanti nel settore sono più di otto mila in Piemonte con un totale di 80 mila addetti di cui 58 mila nel servizio sanitario regionale pubblico. Questi dati fanno dire alla giunta Cota che la sanità è un soggetto economico creatore di sviluppo il quale necessiterebbe di un coordinamento più razionale. Tre sono le dimensione dello sviluppo che vengono segnale. Sono i livelli di assistenza, la tecnologia e i sistemi informativi. Si intenderebbe investire sui livelli di assistenza ma per farlo si punterebbe sull'integrazione sociosanitaria, scelta che sarebbe in grado di liberare risorse umane per l'impiego nei settori a maggior domanda di lavoro, soprattutto per quanto riguarda quella parte di potenziale occupazione femminile che finora è rimasta inibita dagli obblighi di assistenza ai non autosufficienti in famiglia. L'integrazione sociosanitaria, poi, permetterebbe di creare nuove imprese impegnate nell'erogazione di servizi sociosanitari. La tecnologia è molto importante ma i risultati cui giunge non sempre possono essere utilizzati nelle strutture ospedaliere attuali soprattutto nelle sale ospedaliere che dovrebbero essere rivoluzionate, per accogliere i nuovi strumenti. Le nuove tecnologie andranno però adottare progressivamente in ogni luogo perché la robotica rende meno invasiva e più controllata la chirurgia. Il web diventerà un mezzo per informare e la teledidattica e la teleconsultazione contribuiranno a rendere più efficace l'aggiornamento delle competenze. I nuovi ospedali non saranno solo luoghi di cura ma pure di conoscenza molto sofisticata. La collaborazione tra l'industria, l'università, i centri di ricerca e le strutture del settore sanitario rappresenta una leva per lo sviluppo economico della sanità. (g.a.)