Pavone racconta la vecchia "puntija"

«Il torrente veniva attraversato, nella buona stagione, a guado sia dagli uomini che dagli animali (anche con carri); c'era anche un barcaiolo e, da un certo periodo in avanti, una ‘puntija', stretto ponte in legno, sovente danneggiato dalle piene del torrente». Parola di Pietro Ramella, nel libro dedicato al paese. Fu il geometra Luigi Bruno, nel 1887, a progettare "una pontiglia in legno" lunga 107 metri e larga un metro e mezzo. Ai primi del Novecento fu progettato un primo ponte in muratura e altri progetti seguirono, senza risultato, fino al 1947 quando il Consiglio Comunale deliberò la realizzazione del ponte carraio (79 metri di lunghezza e largo circa sette) che fu inaugurato il 31 luglio 1949. Il nuovo ponte, recentemente inaugurato, che l'ha sostituito è storia d'oggi, con tutta la prosa che ne ha sostituito la poesia. PAVONE E' bella come una sposa, la priora, e quasi un corteo nuziale potrebbe a prima vista apparire il festante gruppo colto ad attraversare lo stretto ponte di legno, la "puntija" sul torrente Chiusella. L'occasione è una priorata, festa di carattere religioso per la quale priori e priore si adoperavano nell'organizzare i festeggiamenti declinati in messe, vespri, musica con la banda e grande pranzo. Feste il cui ricordo si tramandava negli anni e in cui la tradizione era più che sufficiente per regalare momenti di gioia, quando non si avvertiva il bisogno di snaturarne il carattere popolare con convegni e iniziative atti a conferire pretese intellettuali. Pare più sorridente, rispetto a oggi, la gente colta dall'obiettivo del fotografo, in quel giorno lontano degli anni Quaranta, la guerra forse appena alle spalle, mentre a suon di musica percorre i cento metri in legno della puntija. Sono alte le zeppe in sughero calzate dalle donne, ma sicuro è il loro divertito incedere sulle travi sconnesse. Il nuovo ponte, certamente a misura più di automobili che di pedoni, ha perduto questi passaggi in massa di persone e sicuramente molta, se non tutta, della poesia di allora. Poesia che, in parte, grazie alla saggezza degli studenti pavonesi o di qualche precettore illuminato che ha saputo indirizzarli, è stata ritrovata nell'intitolazione della colossale opera edile, "la puntija", che ha permesso al ponte di fregiarsi ufficialmente del nome col quale, per oltre cent'anni, i pavonesi lo hanno spontaneamente chiamato. Tre ‘Amici del Caudano' (nome che han dato al loro ritrovarsi, ispirato alla zona di residenza), Carmen Rossetto, Franco Giorgio e la moglie Ivana Cobetto (quest'ultima originaria della borgata Chiusellaro dove ancora possiede la cascina paterna), cultori senza sussiego di ricordi e tradizioni pavonesi, si sono letteralmente innamorati di questa bella fotografia che oggi mettono a disposizione dei lettori, unita a quella della piccola scolaresca, immortalata sul finire degli anni Venti. «Un gruppo particolare, - sottolinea Carmen Rossetto - perché si tratta degli allievi delle scuole elementari della sezione staccata nella frazione Chiusellaro. Sezione resa indispensabile per ovviare alle assenze obbligatorie nei giorni in cui le piene del torrente impedivano a bimbi e maestre l'attraversamento della puntija per raggiungere la scuola in centro al paese. Tra i bimbi immortalati, vivono ancora oggi in paese Vittoria ‘dal Ciacc' e ‘Chino dal Lut'». Per i cenni e i dettagli storici, scontato ricorrere agli scritti di Pietro Ramella, la ‘Treccani' vivente della comunità pavonese. E' lui, nel volume dedicato al proprio paese a ricordare come il torrente Chiusella, in passato, fosse "elemento di divisione e disturbo nelle relazioni economiche e sociali della gente di Pavone con quella di Perosa e Romano". Franco Farnè