L'Unione Europea Assicuratori indignata
Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera aperta del Presidente di Uea, contro le tasse sulla Rc auto: Eppure l'avevamo detto. Forse non è bello evidenziarlo, ma quando UEA, guidata da Elio Pugliese, aveva prima di tutti sottolineato l'eccessivo peso delle tasse sulle polizze assicurative in Italia e, a fine 2010 inizio 2011, aveva organizzato una raccolta firme per chiedere la loro perequazione ai livelli degli altri paesi europei, già prevedeva quello che sarebbe successo col Dlgs 68/2011. In attuazione a tale decreto le Province hanno la facoltà di modificare le tasse sull'Rc auto del 3,5% rispetto al 12,5% attualmente in vigore in tutto il Paese, ma UEA sapeva che la direzione percorsa dagli enti territoriali, alle prese con tagli di bilancio, sarebbe stata solo verso l'alto. Così al 27/06/2011 erano già 29 (ora sono 40) le province italiane che avevano scelto l'aumento del 3,5%, un bel 30% di incremento, portando le tasse al 16% sui contratti auto, che aggiunte al SSN porta tale quota al 26% del premio. A pagare saranno i cittadini, gli assicurati. Eppure, tutti, politici in primis, da tempo ripetono che i premi delle polizze auto in Italia sono troppo care, ma proprio lo Stato che dovrebbe dare l'esempio, facendo un passo in altra direzione, aumenta il prelievo fiscale sui contratti Rc auto, obbligatori per gli automobilisti e di così alto valore sociale. Silenzio assordante intorno a questo provvedimento di federalismo fiscale, non si è sentita alcuna ferma protesta per questo ulteriore salasso a spese del cittadino automobilista. Nessuno alza ora la voce per chiedere, quanto il semplice buon senso vorrebbe, aliquote fiscali più eque. La leva fiscale più bassa potrebbe aiutare lo sviluppo assicurativo in altri settori di grande impatto sociale, oltre l'Rc auto. Ciò non solo è indice di riferimento per società più evolute, ma permetterebbe allo stato di ridurre la spesa pubblica per le sue prestazioni sociali a favore dei cittadini per migliorare la qualità della vita. Poca coerenza tra teorie ben espresse dai soliti "profeti" ed azioni normative. Così silenziosamente si va in altra direzione, con buona pace di quel ruolo sociale che gli assicuratori potrebbero più utilmente svolgere per lo sviluppo della società italiana a vantaggio di tutti, con un passo indietro dello Stato. Ora l'Italia, alle prese con una delicata manovra finanziaria correttiva e sottoposta alla speculazione internazionale, chiede nuovi impegni economici agli italiani, mentre anche i politici faranno i loro sacrifici, ma solo nella prossima legislatura. Si può pensare: non è sicuramente il momento di affrontare il problema del caro Rc auto, ci sono problemi più gravi ed urgenti. Ma noi la nostra parte da buoni contribuenti l'abbiamo sempre fatta e avremo pur il diritto di dire quel che vediamo e pensiamo. Quando questa emergenza sarà passata, speriamo presto per il bene del Paese, al ceto politico verrà chiesto di dare risposte al problema del "caro auto" non si potrà continuare con la solita litania che addossa la colpa agli avidi assicuratori italiani e magari agli inefficienti intermediari, che insieme pur gestiscono, nel solo comparto Rc auto, senza un quadro di riferimento e senza strumenti normativi adatti, 17 miliardi di euro all'anno di risarcimenti per sinistri. Destreggiandosi tra truffe ed un sistema infrastrutturale di viabilità "vecchio", veniamo continuamente paragonati agli altri paesi europei, sostenendo che le nostre tariffe sono care. Agli intermediari, toccherà, ancora una volta, affrontare in prima linea assicurati giustamente arrabbiati per gli aumenti che le nuove tasse necessariamente produrranno alle polizze Rc auto. Lo faranno però, stando al loro fianco. Anche in questo sta l'utilità dell'intermediazione professionale, capace di evidenziare le distonie che il sistema produce e qualcuno alla fine paga. Forse per questo si pronostica e qualcuno spera, o programma, che 5000 agenti cambino attività, perché la voce delle lamentele degli assicurati non giunga troppo chiara e forte. Non possiamo rimanere indifferenti a questa ennesima angheria, la via più facile per fare cassa, che va a detrimento dello sviluppo dell'intero Paese e finiremo di pagare noi intermediari insieme ai nostri clienti. Abbiamo il dovere di provare a disinnescare questo circolo vizioso risvegliando le nostre coscienze, da seri imprenditori che quotidianamente "lottano" per mantenere in utile le proprie agenzie, portando le nostre istanze in ogni sede ed in ogni occasione utile. Permetteteci di essere indignati. Filippo Gariglio presidente dell'Unione Europea Assicuratori