Il voto è segreto, ma liberi di dichiararlo
Dallo scontro interno alla maggioranza, il caso Papa si sposta sulla questione del voto segreto. Le contestazioni riguardano la regolarità e il sospetto di possibili controlli dall'alto attraverso l'utilizzo di un "codice" trasparente come l'uso del dito indice, utilizzato appunto nel caso di Papa. Del problema della segretezza il capogruppo Pdl, Cicchitto, ha investito la presidenza della Camera, ipotizzando di invalidare il voto. Ma Fini difende la legittimità delle operazioni. «Non ci sono presupposti per considerare non valido quel voto, e anche Cicchitto lo sa», dice il presidente della Camera alla cerimonia del Ventaglio. E poi, è il suo ragionamento, se «da una parte ogni deputato ha il diritto di vedere tutelata la segretezza del proprio voto, d'altra parte, egli ha la piena facoltà di far conoscere come ha votato». Insomma, puntualizza Fini: «È indubbio che nessuno possa controllare come un deputato vota a scrutinio segreto, ma è evidente che la segretezza del voto è certa solo se lo stesso deputato si avvale del proprio diritto». E dunque, la non controllabilità del voto è posta «nel senso di responsabilità del deputato elettore».