Senza Titolo

ivrea Quei sogni da paracadutista nDopo 28 anni di assenza dall'Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia sono rientrato a farne parte 2 anni fa, questa volta spinto dal fervore di alcuni paracadutisti del Canavese, che giustamente credevano e sognavano di poter riunire in un solo gruppo tutti quelli che sentivano ancora lo spirito di appartenenza ad uno dei corpi speciali dell'esercito italiano che è la Brigata Folgore. Anche loro non facevano parte dell'A.N.P.d'I. da diversi anni e decisero che io avrei dovuto guidarli nel percorso di crescita sia a livello associativo che a livello territoriale. Non sto ad elencarvi tutto quello che abbiamo fatto in questi 2 anni perchè sarebbe veramente troppo lungo l'elenco, ma quello che più è importante è che abbiamo instaurato un rapporto ed un legame veramente forte, abbiamo ritrovato lo spirito di corpo che difficilmente la vita civile di ciascuno di noi ci può far provare. E questo ci ha entusiasmato, forse troppo. Forse mi sono lasciato trasportare dall'eccessivo entusiasmo e questo mi ha portato a commettere degli errori, errori sostanzialmente di sopravalutazione sulla fiducia nei confronti di altre persone. Credevo che i nostri successi, le nostre conquiste, facessero parte di un patrimonio unico, senza distinzione di posizioni gerarchiche, senza invidie, mirate unicamente all'immagine della Folgore... Forse era soltanto un nostro sogno e molti ci hanno creduto. Io sono felice di aver condiviso questo sogno ma, soprattutto, sono felice di aver conosciuto delle persone fantastiche che si sono dimostrate amiche e mi hanno sostenuto sempre, anche nei momenti difficili. Siamo anche riusciti a fare del bene nei confronti di una bambina che aveva bisogno del nostro aiuto... Sono felice e questa è l'unica cosa che conta, a dispetto di coloro che ci hanno voluto affossare per difendere la loro egemonia, a dispetto di tutte le regole che, a volte, sembrano fatte apposta per distruggere i nostri sogni. Pietro Borghesio ivrea Non serve solo abolire le Province nMi rendo conto che di questi tempi sia difficile provare a ragionare in modo aperto su un tema come quello del ruolo delle province e, in generale, sul tema della semplificazione dei livelli istituzionali dello Stato. Pesano in senso contrario le politiche di "riduzione del perimetro dello Stato" attuate a colpi di tagli del bilancio statale. Ma pesa, inoltre, la forte e comprensibile irritazione dei cittadini, indignati per una politica ridotta a interessi di ceto politico autoreferenziale. In questo clima, che invero abbiamo vissuto anche in altri periodi più o meno recenti, si tende per così dire a tagliare i nodi piuttosto che cercare di scioglierli. Così, penso, sia accaduto anche per alcune questioni oggetto dei recenti referendum. Mi riferisco segnatamente ai temi complessi dell'acqua e della gestione del ciclo delle acque. Ma non di questo vorrei parlare. Il tema che pongo riguarda la rediviva polemica sulla abolizione delle province. "Non servono a niente", "spreco di risorse", "costi della politica", sono le espressioni che sintetizzano la posizione dei sostenitori della soppressione. Non mi è capitato, ma può essere una mia soggettiva condizione, di ascoltare argomenti e analisi a suffragare questa opinione. Considerate singolarmente, le funzioni amministrative svolte dalle province possono essere in linea teorica ricollocate a livello superiore (Regione) o inferiore (Comuni e Comunità montane). In realtà le cose non sono così semplici. L'abolizione delle province può essere adottata a patto che si affronti una questione cruciale: la determinazione di un livello decisionale sovracomunale in grado di rispondere a bisogni e problemi propri di aree territoriali vaste. Vi sono infatti già oggi ambiti di intervento propri dei comuni che richiederebbero invece forme di programmazione e di decisione più ampie. Basti pensare, ad esempio, alla pianificazione territoriale e urbanistica di comuni che insistono su aree territoriali contigue. Attualmente sono inadeguate le forme di concertazione e programmazione sovracomunali. Per non parlare delle politiche di sviluppo economico, la cui scala non può che essere ricondotta ad un livello di aggregazione maggiore dei singoli comuni. E' però vero che negli ultimi anni i Comuni, spinti dalle politiche di finanza pubblica, hanno avviato forme associate di gestione di alcuni servizi. Questo processo darà nel tempo buoni frutti sul versante della crescita di una visione sovra comunale dei problemi e di una migliore capacità di rispondere ai bisogni delle comunità. Tuttavia, credo che non si possa lasciare alla composizione di assetti variabili tra comuni l'intero spazio di produzione di politiche per i territori. E' necessario ipotizzare forme istituzionali forti per decidere di questioni che riguardano le politiche di sviluppo del territorio, politiche di inclusione sociale, politiche del lavoro, ecc. Penso dunque che rispondere in fretta e positivamente alla richiesta di abbattimento dei costi della politica eliminando la province sia una strada che porterebbe al paradosso, già sperimentato con alcuni Ministeri aboliti per referendum, di abolire le province e di ritrovarsele sotto mentite spoglie tali e quali. Meglio sarebbe affrontare il tema della rappresentanza e degli interessi di ambiti territoriali vasti e delle istituzioni che meglio possano funzionare a servizio dei territori. Giuseppe Andriolo ivrea Il mio grazie al reparto di Chirurgia nIl 28 maggio sono stato ricoverato presso l'Ospedale civile di Ivrea, nel reparto di Chirugia generale. Voglio con la presente ringraziare sentitamente il dottor Guido Fornero, la sua equipe medica ed infermieristica, tutto il personale del reparto per l'ottima assistenza che mi hannoprestato durante la mia degenza. Giovanni Marione