Riaprono i mercati, occhi sull'Italia

di Alessandro Cecioni wROMA Occhi puntati sull'Italia. Sui titoli delle sue banche, sui titoli di Stato. E sulle operazioni di Borsa delle scorse settimane. Quelle che hanno costretto la Consob, l'organismo di controllo dei mercati finanziari, a riunirsi d'urgenza ieri sera e che tengono sul chi vive la Procura di Roma pronta ad aprire un'indagine su eventuali comportamenti contro la legge nel sistema delle vendite allo scoperto. Poi ci sono gli occhi dei ministri dell'Eurogruppo che stasera si trovano a cena a Bruxelles. Ufficialmente per parlare della Grecia, ma è quasi scontato che la situazione italiana diventeri un argomento «fuorisacco». Venerdì l'Italia è stata messa nel mirino dei mercati con un tracollo dei titoli di Stato (distanza dei rendimenti con i titoli tedeschi ormai a più del 2,4%), e dei titoli delle nostre banche maggiori che in una settimana hanno lasciato per strada 8 miliardi di capitalizzazione (4 miliardi e 323 milioni la sola Unicredit). L'Italia è più solida di molti altri Paesi da settimane nel mirino delle agenzie di rating, ha industrie, solido risparmio privato. «L'Italia non sarà messa in ginocchio da nessuno – dice combattivo Pier Luigi Bersani, segretario del Pd – ha fondamentali buoni». «Stiamo meglio della Spagna, ma siamo più sotto attacco di loro», nota l'economista Luigi Spaventa. E al giornalista del Tg3 che lo incalza sulle possibili ragioni, dice che sì, può pesare anche il fatto «che il fautore della manovra appena presentata in questi giorni si sia indebolito». L'instabilità politica dell'Italia, insomma, gioca il suo ruolo. «La situazione politica sta ovviamente creando incertezza», diceva sabato il ministro delle Finanze svedese Anders Borg. Stasera a Bruxelles all'Eurogruppo, dopo la riunione fra il presidente Ue Van Rompuy, quello della Commissione Barroso, Trichet e Juncker, qualcuno solleverà la questione Italia parlandone con Tremonti. Potrebbero farlo i tedeschi che guardano a Roma con grandissima preoccupazione: «Una crisi del debito in Italia sarebbe uno scenario catastrofico per l'economia internazionale», scriveva sempre sabato Die Welt. Ma la politica, ancorché un elemento importante del problema, non è quello decisivo. Sui movimenti in Borsa negli ultimi giorni pesano altri fattori. Le vendite sui titoli delle banche risentono di voci non proprio positive sugli «stress test» europei. Se ne parlerà domani all'Ecofin, ma le indiscrezioni parlano di alcuni grandi istituti di credito che, secondo le simulazioni di congiunture molto sfavorevoli («stress test» appunto), non sarebbero in grado di reggere richieste di ricapitalizzazione. Anche istituti italiani? La Banca d'Italia smentisce, ma questo conta poco quando la scena è dominata dalla paura. Altra ragione per cui i titoli del settore creditizio italiano non sono più appetibili sarebbe il costo del debito che sale. Con lo spread (la forbice) dei rendimenti sui titoli di Stato che si allarga rispetto a quelli tedeschi gli istituti italiani sono destinati a pagare di più per i propri debiti, cosa che non piace agli investitori. Poi c'è l'ombra della speculazione. E' per questo che ieri sera la Consob si è riunita per discutere delle vendite allo scoperto varando una norma che impone (fino al 9 settembre) agli investitori la comunicazione «di posizioni ribassiste rilevanti». Le vendite allo scoperto, o «short selling», sono uno dei sistemi usati per «scommettere» sulla caduta del mercato e si chiamano così perché chi vende di fatto non possiede i titoli, ma li chiede in prestito con l'impegno a restituirli, dopo un certo periodo e pagando un interesse, comprandoli a prezzo di mercato. Un intervento sullo «short selling» non è una novità. Fu fatto anche un mese dopo il crollo Lehman Brothers, nel 2008: «La vendita di azioni quotate nei mercati regolamentati italiani deve essere assistita dalla proprietà e disponibilità dei titoli», diceva allora la norma. ©RIPRODUZIONE RISERVATA