Il gol più bello? Quello di Kennedy
ALICE SUPERIORE La notizia che cinque dei profughi ospitati ad Alice nella "Casa della Solidarietà", gestita dalla Croce Giallo Azzurra, avrebbero fatto parte di una delle squadre iscritte al torneo di calcio che ogni estate si disputa sul campetto comunale del centro collinare valchiusellese, aveva gettato lo scompiglio tra qualcuno degli utenti valligiani di Facebook. Costoro, infatti, si domandavano se gli stessi migranti fossero in possesso dei requisiti previsti dal regolamento della competizione alicese che prevede che dei dieci giocatori di ogni compagine, almeno sette siano nati o residenti in Valchiusella. Da un punto di vista sportivo, forse pensavano "Sta a vedere che questi, magari emuli dei vari Etoo, Drogba ed Essien, zitti zitti faranno vincere il torneo alla loro squadra". Tutti in regola, con quanto richiesto dalle norme del torneo, invece, i cinque nordafricani. Agli organizzatori, documenti alla mano, l'ha subito assicurato Dino De Pasquale, presidente della Croce Giallo Azzurra. E chi credeva che con il pallone ci sapessero fare, si è subito ricreduto lunedì scorso, dopo pochi minuti della loro prima partita del torneo. Facile che Samuel, John, Romeo, Mohammed e Sahidi incontri di calcio non ne abbiano mai visti giocare, nemmeno in televisione. Eppure in Ghana, Nigeria, così come nella Costa d'Avorio e nel Camerun, i loro Paesi di origine, il gioco del pallone è praticato ad alto livello. Da parte loro l'altra sera in campo, tanta buona volontà ma nulla di più. Ed il pubblico l'ha subito capito, incitandoli non appena venivano in possesso della palla. Sugli spalti, tra gli spettatori, a fare il tifo per i cinque profughi, le loro compagne, anch'esse ospiti della Croce Giallo Azzurra. "Comune di Alice" è la squadra di cui fanno parte i nordafricani. «Ci è sembrato giusto offrire a questi giovani un'ulteriore occasione di inserimento nel contesto sociale, in questo caso sportivo, della valle. Sono nostri ospiti e proprio per questo stiamo cercando di metterli per quanto più possibile a loro agio» dice il vice sindaco di Alice, Remo Minellono, che fin dalla prossima partita della squadra funzionerà da guardialinee. Insieme con Minellono, altri alicesi si sono dati da fare per mettere i profughi nelle condizioni di poter giocare, dotandoli di divisa e scarpe da calcio. Prima che le squadre scendessero in campo, alcuni giocatori della formazione avversaria hanno voluto salutare e dare il benvenuto agli ospiti, salvo poi seppellire la loro compagine sotto una valanga di gol. Diciotto, sono stati alla fine i palloni entrati nella porta difesa dal pur valido Marco Barolat che, bersagliato con tiri da tutte la parti, si è anche fratturato un dito. La rete della bandiera l'ha segnata negli ultimi minuti della partita John Kennedy, omonimo del celebre ex presidente degli Stati Uniti. Uno spiovente da lontano che ha sorpreso (o intenerito?) il portiere avversario, il giovane Andrea Dagasso. Un gol salutato da un 'ovazione del pubblico. E mai come in quel momento ai cinque nordafricani sarà sembrato un brutto ricordo la loro traversata del mare da Tripoli a Lampedusa, su un barcone in balia delle onde. «Ancora una volta lo sport ha dimostrato di saper affratellare le genti. Davvero meravigliosi, poi, quegli alicesi che si sono prodigati in ogni modo affinché anche i nostri ospiti potessero prendere parte al torneo» afferma Dino De Pasquale. Ma un dubbio resta: quel tam tam sul social network anti partecipazione dei nordafricani al torneo era davvero solo timore che tra i profughi potesse nascondersi il campionissimo che non ti aspetti? O non, piuttosto, qualcosa di maledettamente stonato rispetto all'ospitalità straordinaria che stanno dimostrando Alice e la valle? Giacomo Grosso