«Milanese pagava la casa a Tremonti»

di Ferruccio Fabrizio wNAPOLI La procura di Napoli chiede il carcere per Marco Mario Milanese, deputato Pdl, fino a pochi giorni fa stretto consigliere del ministro Tremonti, nonché ex ufficiale della Guardia di Finanza. I reati contestati sono corruzione, rivelazione di segreto d'ufficio e associazione per delinquere. Milanese è accusato di aver intascato soldi e beni di valore in cambio di notizie riservate e di avere «promesso e assicurato» nomine in aziende controllate dal ministero. I magistrati indagano sui rapporti poco chiari con il ministro all'Economia. In particolare su un immobile di via Campo Marzio a Roma del Pio sodalizio dei piceni. L' immobile, dice l'ordinanza «è stato concesso in locazione a Milanese per un canone mensile di 8.500 euro ma viene di fatto utilizzato dal ministro Tremonti che risulta aver emesso, nel febbraio 2008, un assegno di 8.000 euro in favore del Milanese». Un pagamento che non sarebbe però in relazione con l'appartamento. A tarda sera Tremonti precisa: «La mia unica abitazione è a Pavia. Per le tre sere a settimana che normalmente trascorro a Roma, ho sempre avuto soluzioni temporanee, prevalentemente in albergo e come ministro in caserma. Poi ho accettato l'offerta fattami dall'on.Milanese, per l'utilizzo temporaneo di parte dell'immobile nella sua piena disponibilità e utilizzo». Apprese le notizie, aggiunge Tremonti, «già da stasera per ovvi motivi di opportunità cambierò sistemazione». La richiesta di arresto per il deputato arriva sugli sviluppi dell'indagine a carico di Paolo Viscione e altri faccendieri, in relazione alle attività della società assicurativa Eig condotta dalla Finanza. Secondo i pm Milanese aveva ricevuto dal Viscione e dalle sue società versamenti in denaro, orologi di pregio, gioielli, auto di lusso (Ferrari e Bentley), viaggiall'estero. In cambio di notizie riservate per rallentare le indagini sulle società di Viscione. Il braccio destro di Tremonti si era dimesso dall'incarico al ministero dell'Economia lo scorso 28 giugno dopo aver saputo di essere indagato. Ma i pm hanno raccolto nuovi elementi per motivare la richiesta di arresto. Scrivono di «una personalità proclive a delinquere» dimostrata da «condotte gravissime in diversi anni». Nell'ordinanza si fa riferimento anche all'interrogatorio di Tremonti sentito «come persona informata sui fatti» il 17 giugno scorso dai pm Curcio e Woodcock che indagano sulla P4 e anche a una telefonata tra Berlusconi e il generale della Guardia di Finanza Adinolfi. Tremonti è stato ascoltato pochi giorni dopo la registrazione del colloquio telefonico tra Berlusconi e il generale Adinolfi (il cui telefono era sotto controllo) e in quella occasione al ministro sarebbe stata fatta ascoltare la telefonata. Tremonti ha spiegato della «esistenza di cordate all'interno della Gdf costituitesi in vista della prossima nomina del comandante generale precisando come alcuni rappresentanti di quel corpo siano in stretto contatto con il presidente del consiglio». Il 21 giugno, interrogato da Curcio e Woodcock, Adinolfi dice: «Ho conosciuto Berlusconi dal Capo di Stato Maggiore e con lui ho sempre solo avuto rapporti istituzionali; ho incontrato B. all'Aquila; l'ho rivisto 15 giorni dopo poiché mi ha mandato a chiamare dicendomi che il ministro Tremonti gli aveva fatto «una strana battuta» allusiva paventando il fatto che io tramassi ai suoi danni (del ministro); in tale occasione ha chiamato Tremonti avanti a me e lo ha rassicurato». ©RIPRODUZIONE RISERVATA