Inter, ecco il piano Gasperini

La chiusura al secondo extracomunitario è durata appena lo spazio di un anno. Su richiesta della Lega di Serie A, infatti, il consiglio federale ha nuovamente modificato la norma e, già dal calciomercato in corso, i club del massimo campionato potranno tesserare due calciatori col passaporto non comunitario. I nuovi giocatori però dovranno andare a sostituire o elementi in scadenza di contratto o ceduti all'estero, purchè non si tratti di ragazzi al loro primo anno tra i professionisti. «Abbiamo deliberato all'unanimità su un problema strategico per il calcio italiano» ha spiegato con evidente soddisfazione il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete . La norma regala nuovi sogni ai tifosi e nuovi obiettivi di mercato alle società, che hanno commentato ovviamente con grande felicità la decisione. MILANO L'Inter è già un gruppo forte che può solo migliorare. Qualche partenza di lusso (qualcuno fa il nome di Sneijder) sarà magari dolorosa ma utile a far cassa e a investire come si fece con Ibrahimovic. Mourinho è indimenticabile però è tempo di pensare al futuro, a giocare, a fare risultato, a divertirsi e a far divertire: è il manifesto di Gian Piero Gasperini, il nuovo allenatore dell'Inter, presentato al Centro Sportivo Angelo Moratti ad Appiano Gentile. Solo pochi tifosi ai cancelli nell'afa di mezzogiorno in una giornata che non sa di festa: la conferenza di Gasperini cade all'indomani della relazione del procuratore generale della Federcalcio Stefano Palazzi che accusa l'Inter di illecito per lo scudetto del 2006. L'allenatore - un tempo alle giovanili juventine - di fronte alla gigantografia di Giacinto Facchetti che domina la sala - dice: «È una vicenda dolorosa questa che riguarda Facchetti. Io però la penso diversamente. Abbiamo l'esigenza di preoccuparci del campo, questo può aiutare a cancellare il resto. Alla gente piace il gol, la partita, dobbiamo preoccuparci di questo». Lui non si sente un ex juventino: è legato ai colori rossoblù del Genoa e del Crotone. «Ho allenato a lungo la Juventus ma il settore giovanile - spiega - non la prima squadra. Ci sono tanti allenatori che sono passati da una panchina all'altra e magari non hanno avuto la stessa etichetta che ho avuto io, che mi sono occupato essenzialmente di giovani e lo dico con grande orgoglio, visto che tanti di quei giovani oggi fanno parte della nazionale di Prandelli. Il mio percorso credo che sia comunque indipendente e, in questo momento, ho un attaccamento professionale in più per i colori rossoblù, del Crotone e del Genoa». Il tecnico di Grugliasco non è ipnotico e incantatore come Mourinho, sogna meno di Leonardo, non ha il gusto della stilettata anglosassone di Benitez: la cifra di Gasperini è nel suo low profile. Compostezza, serietà, voglia di fare nelle dichiarazioni programmatiche: «Vorrei riproporre lo spirito dei tempio del Genoa e del Crotone oltre alle alchimie tattiche. Voglio una squadra che si diverta, che diverta e che provi ovviamente a vincere». Sul fronte giocatori, c'è il rebus Sneijder: «Che sia un campione è evidente. Ritengo che l'Inter sia già molto forte, ma l'intenzione è quella di uscire dal mercato ancora più forti. Un pò come successe due anni fa quando andò via Ibrahimovic, servì per rinforzare l'Inter. Non sono preoccupato».