In rovina l'ex dispensario dimenticato da tutti

Come riporta il volume ‘Il castello di Orio' l'ultimo intervento al maniero settecentesco, risale al 1999 quando su incarico dell'Usl 41, furono avviati lavori di ristrutturazione, adeguamento e riqualificazione funzionale dell'ex dispensario. Lo scopo era di realizzare una residenza sanitaria assistenziale per 60 posti letto con annessi servizi di riabilitazione motoria, ed una comunità protetta. Ma nemmeno questo progetto andò in porto. ORIO CANAVESE E' emergenza nella vasta area del Castello di Orio, adibito dal 1928 e fino agli inizi degli anni 80 a dispensario. Il continuo degrado della struttura tra atti vandalici, furti (hanno portato via di tutto, dai vasi agli infissi, dalle scale a chiocciola alle balconate), crolli di tetti, solette e cornicioni ormai completamente fatiscenti, creano oltre alla desolante sensazione di abbandono, un grave problema di sicurezza. Chiunque infatti può accedere a piedi ed in tutta con tranquillità al Castello, percorrendo quella che una volta era l'allea di accesso, ombreggiata da alberi secolari. Gli ingressi sono due: uno secondario dalla parte della cascina Albana, protetto da un cancello d'ingresso, dotato di un grosso lucchetto, ma, come abbiamo avuto modo di constatare nel pomeriggio dello scorso martedì, di fatto aperto. L'altro principale dalla strada che percorre la collina, ancorché inibito alle auto: ma nessun ostacolo, fatta eccezione per l'erba alta ed i rovi, ostacola il cammino a piedi fino a quelli che ormai sono diventati dei ruderi. . In teoria accedere al castello non è consentito, ma il divieto è solo quello dei cartelli: chiunque, come è già successo, può entrare, e fare quello che meglio crede. In uno dei saloni del castello ad esempio si vedono i resti di un falò. «Siamo purtroppo a conoscenza della situazione tremenda in cui versa il castello, prima di proprietà dell'Inps e poi passato all'AslTO 4 - dice il sindaco Roberta Ponzetti -. Sono anni che con insistenza chiediamo una soluzione per quell'area. Ed abbiamo segnalato più volte anche i rischi per la pubblica incolumità. Sappiamo che la Regione l'ha messo all'asta un paio di volte partendo da una base di 2 milioni di euro. Ovviamente con questa cifra, ormai spropositata rispetto allo stato dell'immobile nessuno s'è fatto avanti. Obiettivo dell'assessorato regionale alla sanità era di alienare il castello e destinarne il ricavato alla realizzazione del poliambulatorio di Ivrea, Poi non si è fatto più nulla». E come il castello anche il parco grande che è rimasto invece di proprietà dell'Inps si trova in uno stato di abbandono totale con alberi plurisecolari che stanno continuamente morendo. Un grido di allarme sulla pericolosità della struttura era stato lanciato non solo dagli amministratori, ma anche da esponenti del mondo culturale e dell'associazionismo di Orio, messo nero su bianco nel volume ‘Il castello di Orio Canavese', scritto da Liliana Berola, Luca Simoncello ed Eleonora Tallon con le belle fotografie di Simona Bellotti e Pierino Bertazzi. Ora Giovanni Ponzetti rilancia il problema nel frattempo diventato una vera emergenza, e si chiede: «Perché è stato permesso tutto ciò? Si parla tanto di risparmi proprio nella sanità e poi si getta via una struttura del genere..». (l.m.)