Pedofilia, Bagnasco a Sestri «Ferita che resterà sempre»

GENOVA «La gioia di questa festa è offuscata da quanto è accaduto, ingiustificabile e grave, che ha ferito le nostre anime. Ci addolora e ci addolorerà sempre». Con queste parole l'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, Angelo Bagnasco, si è rivolto ieri ai fedeli raccolti nella chiesa di Via Calda, a Sestri Ponente, dove il 15 maggio scorso l'ex parroco don Riccardo Seppia è stato arrestato con accuse gravissime: induzione alla prostituzione, tentata violenza su minori e offerta di stupefacenti. «Sono con voi nella solennità di Pentecoste e festa patronale della parrocchia, per manifestarvi la mia vicinanza di padre e pastore» ha detto durante l'omelia il cardinale. «Preghiamo per tutti, soprattutto per quanti, in qualunque modo, sono stati anche solo sfiorati dal male. Preghiamo perché la luce della speranza, messa alla prova di venti oscuri, ritorni a brillare più forte per il bene di tutti». Se non alimentiamo l'anima nell'intimità con Cristo, ha sottolineato, «diventiamo preda e protagonisti del male». All'inizio della messa, in rappresentanza dell'intera comunità, un parrocchiano aveva preso la parola, rivolgendo un saluto a Bagnasco e manifestando la volontà dei fedeli di andare avanti. «Vi ringrazio per il vostro attaccamento alla Chiesa» ha detto il cardinale, «ho sentito echeggiare la vostra anima e il vostro cuore. L'anima, il cuore e la volontà di guardare avanti e di non restare ripiegati sotto le ferite». «Vorremmo solo un parroco normale, buono» hanno chiesto semplicemente i parrocchiani al termine della celebrazione, durante un incontro durato circa venti minuti con il presidente della Cei: «Non c'è disperazione, solo voglia di continuare a lavorare». A distanza di quasi un mese dallo scandalo però molti sono ancora frastornati: «Come prete don Seppia era scrupoloso, facevano riunioni la sera, andavamo a mangiare insieme, siamo tutti scioccati. Ci eravamo visti giovedì per festeggiare la chiusura dell'anno e all'indomani abbiamo visto i carabinieri».