Referendum, a un passo dal quorum
di Paolo Carletti wROMA Nel pieno del "battiquorum", ma con un risultato che sembra avvicinarsi a grandi passi nella prima giornata di voto dei referendum su nucleare, acqua e legittimo impedimento. Alle 19 l'affluenza aveva sfondato il tetto del 30% (30,3), rendendo probabile, oltre che possibile per oggi il raggiungimento dell'obiettivo del 50 per cento più uno degli elettori. I seggi infatti riapriranno questa mattina alle 7, fino alle 15, quando dalle urne uscirà il risultato finale. Ma già il parziale di ieri ha un significato eccezionale se si considera il poco tempo a disposizione per la campagna referendaria, a causa della battaglia giudiziaria ingaggiata dal governo Berlusconi per impedire la consultazione, dopo non esservi riuscito con la legge Omnibus contenente la famosa moratoria sul nucleare. E a questo va aggiunto il quasi totale oscuramento delle tv. E così mentre i partiti di opposizione, i comitati, il composito ma compatto arcipelago ambientalista, incassavano ora dopo ora il consenso degli italiani, le frasi di Umberto Bossi sembravano certificare quella che per il governo Berlusconi, ma in particolare per il Pdl (la Lega Nord in parte si è tirata fuori dalla corsa all'astensionismo), sarebbe una seconda grave sconfitta politica dopo quella cocente delle elezioni amministrative. «Berlusconi ha perso la capacità di comunicare queste cose in televisione» ha detto il senatur intervenendo all'inaugurazione della sede del Carroccio a Lesa, nel Novarese. «E' inutile andare a votare – ha aggiunto Bossi – anche se la gente bisognava informarla meglio». Poi Bossi si è lasciato scappare che comunque sarebbe stato meglio «non raggiungere il quorum» perché i referendum sono «inutili«. Insomma sembra voler usare bastone e carota con il suo alleato, ma è chiaro che il raggiungimento del quorum, che ora pare là, a portata di mano, sarebbe un nuovo brutto colpo per la sopravvivenza del governo. Guardando nei dettagli i dati dell'affluenza nelle città capoluogo, è evidente la grande partecipazione che si è registrata al Centro-Nord, più bassa invece al Sud. Alle 19 in testa Firenze con il 42%, seguita da Trento col 40,4 e Bologna con il 40,1. Alta a Torino (34,4), mentre Napoli con il 24,2% è il capoluogo che fa registrare la più bassa affluenza. Piuttosto alta invece a Roma col 34,2. A Napoli tra l'altro si sono verificati problemi tecnici al Centro elaborazione dati del Comune che hanno comportato rallentamenti e anche lo stop del rilascio di certificati elettorali e duplicati, suscitando molte proteste. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha votato ieri mattina nel rione Monti a Roma accolto dal saluto di numerosi cittadini sia all'esterno che all'interno del seggio. Qualche polemica con i Verdi protagonisti. Il presidente Angelo Bonelli ha denunciato seggi fantasma a Ostia, litorale romano, dove circa 6mila cittadini non erano stati informati dello spostamento delle sezioni dove avrebbero dovuto votare. Mentre ha provocato polemiche l'iniziativa dei Verdi sulle spiagge libere napoletane, dove gli attivisti hanno invitato i bagnanti ad andare a votare con megafoni, cartelli e volantini. Quorum comunque che appare vicino, aldilà di polemiche e schermaglie politiche. E del resto già alle 12, l'affluenza era stata dell'11,6%, facendo crescere la fiducia dei comitati referendari e dei partiti di opposizione, ottimismo rafforzato anche dai precedenti. In passato infatti, quando la prima rivelazione dell'affluenza alle urne è stata in doppia cifra (sopra il 10%), si è sempre raggiunto il quorum. E' accaduto così nel 1974 al referendum sul divorzio (17,9%), bissato quattro anni dopo (1978) con il referendum su ordine pubblico e finanziamento pubblico dei partiti (12,6%). Quorum ampiamente raggiunto anche nella consultazione sull'aborto (10,8%) nel 1981, e nel 1985 e 2006 nei referendum su scala mobile e legge di modifica alla parte seconda della Costituzione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA