Il dialetto è la lingua dei nostri pensieri

Riscoprire le tradizioni, 7° convegno dei Petilini Piemontesi. La Tradizione di un popolo non si limita solo alle canzoni d'epoca, alle scene spettacolari, ai balli antichi, ai costumi e a tante altre manifestazioni del tempo passato. Oggi si va sempre più diffondendo, in tutti i ceti sociali, l'abitudine di parlare in italiano in famiglia e con gli amicità. Si abbandona il gergo locale, considerato, a torto, umiliante retaggio dei tempi della miseria, permettetemi, delle braghe con le pezze al sedere e lo si sostituisce con l'italiano, visto come simbolo di promozione sociale. Penso che sia un concetto errato. Rinunciare al dialetto significa ripudiare secoli di cultura locale, di tradizioni, di sagge locuzioni trasmesse dagli antenati. Significa perdere un inestimabile patrimonio di metafore, similitudini, modi di dire, frutto della fantasia popolare che quando crea le sue immagini, pittoresche e folgoranti, lo fa in dialetto. Nella mia generazione, molti genitori, compresi i miei mi hanno sottratto al dialetto della mia terra convinti che cosi potevo imparare meglio l'italiano, ma questa è stata solo un'illusione. La conoscenza di una lingua,e il dialetto è una lingua, o meglio, una parlata, come è una parlata quella fiorentina, poi assurta a dignità di uso nazionale, non ostacola l' apprendimento degli altri linguaggi. La vera ricchezza intellettiva sarebbe quella di saper usare sia l'italiano sia la lingua locale. Il dialetto, generoso donatore di saggezza e di esperienze, è l'unica lingua genuina dei nostri pensieri. La giornata di domenica 5 giugno è stata un'esperienza interessantissima, un arricchimento del mio animo e della mia conoscenza molto importante. Mi sono rallegrato nell'animo nell'ascoltare delle parlate a me sconosciute ma ricche di saggezza e di buonsenso. Mi sono piaciute moltissimo le foto che raffiguravano una Comunità degli anni '30, '40, '50 e '60, un mondo che gli immigrati venuti in Piemonte a portare ricchezza alla terra dove sono nato con il loro lavoro e la loro intelligenza, ricordano con struggente nostalgia nel loro cuore. Penso che i più di trecento amici, commensali a Viverone, in occasione del loro 7 raduno, siano sospesi tra il cuore che gli ricorda i vivissimi momenti vissuti nella loro giovinezza a Petilia e la ragione che gli dice che il Piemonte loro terra d'adozione gli deve essere grato per l'apporto che loro hanno dato alla sua prosperità. Ho scritto questo dopo aver potuto gustare il calore umano, l'allegria e l'arricchimento nell'animo con l'incontro con i Petilini che mi testimonia l'inscindibile legame che c'è tra dialetto, tradizioni e amore per la storia del proprio paese. Un grazie al sindaco di Petilia Policastro, ed al presidente del Consiglio comunale, un sentito grazie ad Antonio, ed ai miei due amici entrambi di nome Francesco, ancora grazie dell' inestimabile arricchimento di oggi. Un grazie a tutti del calore umano che trasmettevate dai vostri sguardi e discorsi. Grazie perché "duve c'e gustu 'un c'e perdenza "! Giorgio Cortese FAVRIA