Tracce di memorie

Nuova esposizione in allestimento presso il Museo Della Carale di via Miniere. Sabato prossimo 18 giugno, alle ore 17, s'inaugura 'Vado là... e nulla può guidarmi. Memorie e vuoti di memoria. Miti e meraviglie. Ombre scure. Utopie smarrite", opere di Liliana Ebalginelli, Anna Oberto, Lucia Pescador, a cura di Lorena Giuranna e Adriano Accattino. L'esposizione, a ingresso libero, rimarrà aperta fino al 24 luglio; orario di visita: la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17.
Ognuna con uno stile, una poetica e un linguaggio differenti, Ebalginelli, Oberto e Pescador presentano tracce di memorie provenienti da luoghi lontanissimi tra loro. Il progetto espositivo nasce da un profondo dialogo maturato con le artiste su alcuni dei temi propri della loro ricerca, temi che s'intrecciano tra loro, per restituirci atmosfere trasognate, dove esperienza e ricordo, mito e sogno, finiscono in quella nutritiva tenebra oscura che il filosofo Agamben ritiene l'humus ideale per conoscere il tempo presente.
Liliana Ebalginelli presenta una recente serie di collage in cui il motivo dello scheletro diventa un fumetto colto e raffinato, allontanando la retorica del pensiero sulla morte, e un lavoro fotografico in cui l'immagine diventa pura ombra. Scure e incerte, le forme accennano tanto a una storia privata quanto al mito, in una volontaria sovrapposizione spaziotemporale.
Anna Oberto affronta il mito greco di Cassandra, attraverso una dinamica relazione con Rose-Marie Nker, autrice delle maschere che Anna fotografa con la Polaroid. Questi pochi elementi, mito e relazione, bastano a suscitare pensieri germoglianti sul tempo, l'origine e l'atto creativo, che è sempre un'esperienza di linguaggio, come l'intera ricerca dell'artista genovese conferma ogni volta.
Lucia Pescador realizza una delle sue «wundernachtkammer», progettata come omaggio a Ivrea, in cui accosta fotografie della città di notte (spesso al negativo) a maschere, disegni e progetti già compiuti, compiuti, come quello per il Bauhaus, movimento affine, sul finale, al crollo dell'utopia olivettiana - «smarrita» - come sostiene l'artista stessa. Cosi le memorie storiche si mescolano alle visioni personali, in una camera delle meraviglie in cui differenze e distanze diventano forze armoniche.
In mostra prevalgono lavori fotografici, linguaggio che per vocazione è destinato ad accogliere il segno nostalgico del tempo per sottrarlo all'oblio, ma sono presenti anche video, disegni e installazioni, in dialogo tra loro.