«Serve una manovra da 46 miliardi»


ROMA.Per colpa della crisi il Pil (la ricchezza prodotta) del nostro Paese ha perso 140 miliardi nel 2010 che diventeranno 160 nel 2013.
Per rispettare gli impegni europei (ed evitare le sanzioni automatiche previste dai recenti inasprimenti) e raggiungere un rapporto fra debito pubblico e Pil pari al 60 per cento l'Italia dovrà ridurre il debito del 3 per cento all'anno, ovvero circa 46 miliardi.
In questa situazione quella di ridurre le tasse è una prospettiva «impraticabile». Questo il quadro della finanza pubblica ritratto dal rapporto 2011 della Corte dei conti presentato ieri.
Numeri da lacrime e sangue. E per farsi capire anche dall'uomo della strada la magistratura contabile precisa che l'aggiustamento è «di dimensioni paragonabili a quello realizzato nella prima parte degli anni'90, per l'ingresso nella moneta unica». D'altra parte «non può sottacersi il rischio che una manovra di bilancio impostata con dovuto rigore, ma non sostenuta da una adeguata strategia di crescita, eserciti effetti depressivi non auspicati e si riveli non pienamente sostenibile».
Insomma, un bel rebus che il ministro dell'Economia Giulio Tremonti risolve latineggiando (Primum vivere deinde crescere) ovvero ribadendo che non esiste «una formula istantanea e salvifica», ma occorre «una strategia graduale, non si può immaginare che tutto avvenga in un attimo». Citando Cavour bisogna «camminare sulla via del progresso con energica moderazione evitando gli eccessi degli agitati e le secche dei retrogradi»).
Un primo, pesantissimo, passo il Consiglio dei ministri si appresta a compierlo a metà giugno, con una manovra da 40 miliardi necessaria a garantire il pareggio di bilancio nel 2013-14. Altro fronte d'intervento suggerito dalla Corte dei conti è quello relativo all'evasione fiscale, il cui livello (secondo l'Istat nel 2008 ha raggiunto il 17,5 per cento del Pil, pari a 275 miliardi), è il più alto in Europa dopo Grecia e Spagna.
Di qui la necessità di predisporre «misure e azioni idonee a favorire il consolidamento di comportamenti di massa più corretti» e la possibilità di «verificare gli spazi di manovra per un incisivo processo di ridimensionamento di esenzioni e agevolazioni, finalizzato all'ampliamento delle basi imponibili».
E dopo la pubblicazione del rapporto Istat Tremonti ha defito «francamente discutibile» la rappresentazione secondo la quale un italiano su quattro è povero. «Alzi la mano chi di voi è povero» ha affermato Tremonti rivolgendosi alla platea, composta non proprio da proletari e disoccupati.
«La crescita di questo Paese - ha precisato - in questo decennio non è scesa, ma è salita, anche se meno di quanto avremmo voluto. E senza la tenuta del bilancio non ci sarebbe stata neanche questa insufficiente crescita» ha concluso il ministro.

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Massimo Scattolin