E Cavour alloggiò in seminario
COLLERETTO GIACOSA.«Uno studioso della vita del Conte di Cavour che mi sa ghiotto di storiche curiosità eporediesi, mi ha favorito copia d'una lettera che solo di recente gli è venuta tra le mani. E' una lettera che, il 5 settembre 1822, Camillo Cavourdodicenne scriveva da Ivrea a suo fratello Gustavo». A scrivere è Francesco Carandiniche, nell'estate del 1929 invia il testo del documento al direttore del settimanale diocesano «perché, se crede, la pubblichi nel suo giornale» e lo fa mantenendovi «la scarsa punteggiatura e le mende stesse dell'originale».
«Quantunque essa nulla contenga di importante - scrive ancora il Carandini- penso che l'età sua di 106 anni, il gran nome e alcuni particolari, fra i quali l'impressione che la nostra città fece, in quel remoto autunno, sul giovinetto accademista che la vedeva per la prima volta, meritino l'interesse degli Eporediesi».
Il testo della lettera è breve e in esso Camillo racconta al fratello di essere giunto a ivrea intorno a mezzogiorno e mezza dopo essere partito alle quattro e mezza da Fouizo (Foglizzo) e dopo una sosta, per la colazione, in un paesino a tre miglia da li. Cavour aggiunge: «Nous avons sur chemin visitè une très belle Eglise il y a un orgue superbe on le repute comme le meilleur de Piemon». Quindi passa a descrivere la prima impressione destatagli dalla nostra città: «Yvrèe à mon avis est une asser jolie ville sur un monticule ses rue ne sont pas allignèe». Una cittadina certamente ben diversa, Ivrea, dalla Torino con le sue strade a scacchiera, eppure parsagli molto graziosa, poggiata su un'altura e con le strade non allineate. «Siamo alloggiati al seminario - aggiunge il Cavour - e, contre l'ordinaire, dormiamo su materassi». «Tutti ci si sono fatti incontro per renderci omaggio», conclude il suo breve scritto, corredandolo dei saluti per «Papà, mamma e per l'Abate». L'amico che invia il breve scritto del bambino Cavour al Carandini è Francesco Ruffiniche, nella lettera di accompagnamento a un volume che gli spedisce in prestito (di proprietà dell'Accademia delle Scienze, autore il letterato Dionisotti), precisa: «Ti accludo la copia (fatta da mia suocera, con la sua nitida scrittura) di una letterinadi Cavour, capitatami in mano solo da ultimo. Essa può, mi pare, riuscire gradita allo storiografo in titolo di Ivrea».
La copia della lettera vergata dalla suocera di Ruffini, gli appunti del Carandini e le sue note riportate dal settimanale diocesano fanno oggi parte del Fondo Ruffini, ospitato presso la Biblioteca di Colleretto Giacosa e donato lo scorso anno al Comune da Ada Ruffini, nipote di Francesco. Attualmente si sta provvedendo all'acquisizione al computer di tutta la documentazione, incarico affidato a tre ragazzi del consorzio Inrete che stanno portando a compimento un progetto nella Biblioteca del piccolo paese.