Bossi e la missione, pace precaria

ROMA. La pace tra Umberto Bossi e Berlusconi resta precaria. Il giorno dopo il voto della mozione sui bombardamenti in Libia il leader del Carroccio non si sbilancia: ai cronisti che gli chiedomo se è stata seppellita l'ascia di guerra replica: vedremo.
Il faccia a faccia tra il premier e il ministro delle Riforme non è bastato a chiudere il caso. Bossi si augura che siano state accolte le richieste della Lega ma aspetta il Pdl alla prova di fine luglio, quando si dovrà discutere di un nuovo finanziamento della missione.
Anche Silvio Berlusconi che ha dato il via libera alla missione senza consultare il suo principale alleato, ora si confessa preoccupato. «Sono molto preoccupato, tanto che non ci dormo la notte anche perché la situazione è abbastanza diversa rispetto a quello che è accaduto in Egitto e in Tunisia. In Libia si tratta di una guerra civile interna, speriamo che tutto questo possa trovare soluzione senza aumentare le vittime civili».
Tornando sul dissenso leghista, Berlusconi dà la sua versione della vicenda. «La Lega era assolutamente convinta che fosse necessario non fare ciò che gli altri alleati stavano facendo, alla fine poi per non essere estromessi dalle decisioni della coalizione, abbiamo aderito a mettere in campo i nostri aerei pronti, all'occorrenza, a colpire bersagli solo militari. La Lega non era convinta di questo e abbiamo portato avanti una discussione», spiega il Cavaliere.