L'incubo del Cavaliere: il governo Tremonti


ROMA.Da domenica prossima scompaiono dall'orizzonte eventuali elezioni anticipate prima dell'estate. I canonici 60 giorni dallo scioglimento delle Camere porterebbero infatti a un voto a luglio che è fuori dalle cose. Ma non si tratta di una buona notizia per Berlusconi, tutt'altro. Da lunedi, e fino al prossimo autunno, si apre infatti un periodo difficile, fitto di trappole e pericoli per il governo. Ma soprattutto un periodo in cui una eventuale crisi non potrebbe che sfociare in un nuovo governo, per quanto provvisorio. La spaccatura sulla Libia con la Lega, lo scontro sotterraneo ormai quotidiano con Tremonti tornano cosi a materializzare lo spettro più temuto dal Cavaliere: il suo accantonamento per far nascere un esecutivo con una maggioranza più ampia e magari guidato dal titolare dell'Economia.
Un primo campanello d'allarme per il governo è risuonato già ieri. Sul Def, il Documento di economia e finanza, vale a dire l'asse della politica economica per i prossimi tre anni, il governo alla Camera ha raccolto solo 283 voti. Solo le molte assenze nell'opposizione, in particolare nel Terzo polo (il 25% dell'Udc, il 18% di Fli) ha impedito che il goveno fosse clamorosamente battuto e che dunque si aprisse di fatto la crisi di governo. Il dato politicamente più significativo è però che ben 6 'responsabili" non hanno votato. E fra loro, guarda caso, i due, Pionati e Siliquini, che si apprestano a restare a mani vuote nel tormentato rimpasto. Quasi a rappresentare plasticamente che l'inciampo si può ormai nascondere dietro a ogni passo del governo. La questione più urgente da risolvere per il Cavaliere è però ora lo scontro con la Lega sulla Libia. Il Carroccio ha un problema di metodo, oltre che di merito: deve a dimostrare al suo elettorato che davvero ha la 'Golden share" del governo. Che cioè non si decide niente senza il suo consenso, cosa che con tutta evidenza è stata negata nella decisione di bombardare in Libia. Per questo terrà duro sul voto del prossimo 3 maggio, mantenendo la minaccia viva, fino a quando Berlusconi non avrà ceduto su qualcosa di significativo. Per uscire dall'angolo il premier spera nella sponda del Quirinale, ma non è certo che basti. Di sicuro invece tutto sarà inutile se il centrodestra il 15 maggio dovesse perdere Milano. Allora si che si spalancherebbero le porte al governo Tremonti.

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Andrea Palombi