Donnas, oltraggio al 25 Aprile
DONNAS. La commemorazione del 25 Aprile, a Donnas, di fronte al monumento che ricorda tutte le vittime della seconda guerra mondiale, si è conclusa con un «atto inqualificabile», come l'ha definito il consigliere Donzel che, con il sindaco Follioley, ha condannato l'episodio.
Raimondo Donzel, consigliere regionale e vice presidente dell'Istituto Storico della Resistenza della Valle d'Aosta, aveva da poco concluso il suo discorso e stava per prendere la parola il sindaco di Donnas, Amedeo Follioley, quando è transitata un'utilitaria chiara con a bordo quattro giovani, uno dei quali, con il braccio teso fuori dal finestrino ha urlato più volte «Viva il Duce», allontanandosi poi verso il sottopasso della ferrovia. Un silenzio di tomba improvviso fra i presenti, un attimo di incredulità, un brivido, e per gli anziani partigiani un rivivere con dolore qualcosa di già provato.
Una provocazione programmata o un gesto improvviso e inconsulto di ragazzi ai quali nessuno ha insegnato la Storia del '900 ed i valori, i diritti conquistati con la lotta di Liberazione? E proprio sull'importanza di diffondere fra i giovani la conoscenza del nostro recente passato hanno insistito sia Donzel che il sindaco di Donnas nelle loro parole: «Ogni tempo ha il suo fascismo - ha detto Follioley, citando Primo Levi -; se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, anche negando e distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola». Ed ha aggiunto: «La celebrazione di questo giorno deve rappresentare il ricordo ed il ringraziamento di vivere oggi in un paese libero, democratico e pacifico, dove il rispetto della libertà è un diritto fondamentale ed innegabile».
Donzel ha ripercorso le scelte di quei giovani che «nel ricevere la cartolina precetto hanno affrontato il dilemma: soldato di Salò oppure partigiano, mettendo a repentaglio la propria vita. Senza armi, senza equipaggiamenti, quei giovani seppero scegliere fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. E oggi siamo capaci di una scelta, o restiamo inerti di fronte agli attacchi alla democrazia e alla libertà? Ci chiudiamo fra le montagne della nostra autonomia, dimenticando che il sangue dei martiri della Resistenza è stato la linfa vitale da cui sono fioriti i Decreti luogotenenziali e lo Statuto speciale».
Non sono mancati accenni ai fatti più recenti: dalla proposta di abolizione della norma della Costituzione che vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista, agli attacchi verbali alla magistratura, all'attacco continuo alla scuola pubblica, fra l'altro sostenendo che bisogna ritirare i testi di storia perché contengono «tentativi subdoli di indottrinamento per plagiare le giovani generazioni a fini elettorali», fino al tentativo di cancellare i referendum sul nucleare e sull'acqua pubblica. Non a caso, Carlo Smuraglia, nuovo presidente Anpi, ha affermato: «Questo non è il Paese che sognavamo. Bisogna smascherare le bugie e vorrei che i giovani si impegnassero insieme a noi».