«Diversificare per crescere»

IVREA.E' soddisfatto Gaspare Enrico, presidente di Aeg Reti Distribuzione per il risultato di questa gara, unica nel suo genere, in cui la società che dirige ha deciso di accettare la sfida lanciata dalla Comunità Montana Valli Orco e Soana e ha provveduto ad articolare la proposta che è risultata vincente. Ma cosa rappresesenta Energyvos? Un esperimento inusuale e destinato a rimanere unico o una nuova strada che Aeg intende imboccare? «Energyvos - risponde Enrico - potrebbe essere il primo passo su una strada piuttosto lunga che Aeg potrebbe percorrere. Perché Aeg nei prossimi mesi dovrà affrontare una grande scelta sintetizzabile in due punti. Il primo, dedicarsi progressivamente e quasi esclusivamente alla vendita di gas ed energia elettrica, con tutti i rischi che la monoproduzione comporta soprattutto in un settore minacciato dalla pubblicità televisiva dei grandi soggetti. Tale scelta può essere fatta in modo consapevole e voluto, ma può anche essere una decisione inconsapevole, figlia di decisioni non assunte». E continua: «Il secondo punto consiste nel fare di tutto per difendere le sue competenze tecnologiche, la sua capacità di progettare, realizzare e gestire anche impianti tecnologici di produzione di energia da fonti rinnovabili. Fare questa scelta comporta decidere interventi nei prossimi mesi, non tra un anno. Cosi facendo, a poco a poco crescerebbe una diversificazione (produzione energetica e servizi tecnologici) che rafforzerebbe l'azienda e le sue prospettive future».
Un cammino deciso, Aeg non l'ha ancora imboccato in modo chiaro. Non a caso, proprio in questi giorni, sta girando un appello con diverse firme da rivolgere al presidente della cooperativa Ivan Pescarinper un piano industriale che sia di svolta e con prospettive di ampio sviluppo per il futuro.
Gaspare Enrico sottolinea come non ci sia tempo da perdere: «L'urgenza di una decisione - rimarca Enrico - è resa necessaria e urgente da due fattori esterni al mondo Aeg: alla fine del prossimo anno tutti i Comuni canavesani si riuniranno e dovranno indire una gara per scegliere un unico gestore delle reti del gas metano. A questa parteciperanno tante società nazionali ed europee, molto più grandi e forti di Aeg, e chi vincerà gestirà le reti, le cabine e i servizi connessi (quali allacciamenti, dismissioni, manutenzioni, ricerca fughe, ecc.) su tutto il territorio canavesano. Sarà una situazione analoga a quella dell'acqua che è gestita da Smat di Torino. Bisogna decidere se si fa di tutto, con le unghie e con i denti, per vincere la gara e difendere un buon servizio ai cittadini, un patrimonio di conoscenze, un know how che consentirebbe di fare anche altre attività come quelle di Energyvos».
«L'alto fattore - continua Enrico - è che, sempre alla fine del prossimo anno, scadranno gli incentivi per gli impianti a biomasse, incentivi che rendono molto interessanti e redditizi impianti di tale genere. Dopo non si sa se ci saranno incentivi e quali. Ecco perché il tempo delle parole e dei dubbi è finito: i fatti di questi mesi saranno quelli che contano e non c'è tempo più tempo per fare tante altre parole».
Aeg Reti, per incamminarsi su questa strada, ha già compiuto alcuni passi: «Si è preparata per la gara impegnandosi a rendere efficiente l'organizzazione, ad avere tutte le certificazioni necessarie e a poter dimostrare che si sarebbe in grado di gestire anche una rete molto più grande di quella che abbiamo gestito finora. Inoltre si è preparata per attività nuove: ha fatto nascere e sta strutturando un gruppo di ingegneria per supportare la vendita di servizi di consulenza su impianti e per aiutare i Comuni nelle loro scelte, per approfondire la conoscenza di possibili impianti di produzione di energia dalle fonti rinnovabili del Canavese, per collegarsi ai progettisti del Piemonte sui temi del risparmio energetico (Casa Clima), per erogare servizi che aiutino l'ambiente (fontanelle dell'acqua)». «Adesso - conclude con convinzione Enrico - bisognerebbe decidere ciò che finora non si è deciso, partendo anche dalla situazione di grave crisi che c'è in Canavese, dall'espansione in tutto il mondo del settore energia e provando a dare un contributo per un futuro con più opportunità per i giovani. Il Canavese non deve essere, come la Tunisia, una terra da cui scappare per assenza di opportunità. E questo non dipende da Gesù Bambino, dipende anche dai canavesani e dai suoi gruppi dirigenti». (fr.fa.)