«In arrivo ondate di profughi»
ROMA. Il ministro degli Interni Roberto Maroni spiazza tutti dopo aver minacciato l'uscita da Schengen: «La fase acuta dell'emergenza che ci ha portato a realizzare centri e tendopoli si è conclusa».
Per poi aggiungere: «L'accordo con la Tunisia sta funzionando e tutti i giorni vengono fatti i rimpatri di coloro che sono giunti in Italia dopo il cinque aprile».
Nelle stesse ore però davanti al Copasir (Comitato di controllo sui servizi segreti) si svolge l'audizione del direttore dell'Aisi (i nostri servizi appunto) Giorgio Piccirillo, che fornisce informazioni di tenore opposto: «La guerra in Libia rischia di intensificare i flussi di migranti».
Sul rischio reale pesa come un macigno il fattore-Gheddafi, che secondo le informazioni in mano ai servizi, starebbe per mettere in atto una delle sue minacce: il rais avrebbe liberato oltre 15mila profughi provenienti dall'Africa, finora detenuti nei centri-lager (conseguenza dell'accordo tra il governo Berlusconi e il dittatore), e pronti a partire verso l'Italia dal porto di Zuwarah, saldamente nelle mani dell'esercito libico.
Cosi, anche di fronte all'allarme lanciato da esponenti della maggioranza, come il vice-presidente della Commissione europea, Antonio Tajani, che ha parlato di «oltre 100mila rifugiati politici che possono cercare di lasciare la Libia, oltre a un milione di profughi dalla Costa d'Avorio che ora stanno in Liberia», Maroni si è corretto qualche ora dopo: «Certo, non bisogna abbassare la guardia perché l'emergenza è tutt'altro che conclusa».
Il leghista Castelli continua a gettare benzina sul fuoco confermando «parola per parola» quanto detto sul rischio di arrivare a dover usare le armi contro i migranti, e il ministro Altero Matteoli (Pdl), si dice d'accordo con Bossi sul boicottaggio dei prodotti francesi. «Da ministro non devo pronunciarmi ma sarei propenso a dargli ragione. Da cittadino credo che la Francia stia un po' esagerando e mi auguro che a partire dall'incontro fissato per il 26 aprile si possano ristabilire rapporti più equilibrati con i nostri cugini». Intanto dal Partito democratico il segretario Pier Luigi Bersani attacca ancora il Carroccio per le frasi sulle armi: «Sono parole sconsiderate, la realtà è che con la propaganda si continua a fare forzature invece che risolvere i problemi».
Infine la Conferenza delle Regioni si è riunita ieri per discutere dei fondi per l'accoglienza dei profughi. Le Regioni chiederanno che le risorse anticipate siano considerate a carico dello Stato anche ai fini dell'applicazione del patto di stabilità. Il governo ha fatto sapere come saranno ripartiti i prossimi 2mila migranti (escluse Sicilia, Umbria e Toscana che hanno già dato, e l'Abruzzo per il terremoto). Al Nord ne andranno 182 in Piemonte, 408 in Lombardia, 204 in Veneto.
Anche se il governatore veneto Zaia (Lega), preoccupato della reazione della base, puntualizza: «Non sono clandestini, ma tutti rifugiati quelli che arriveranno qua».
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Paolo Carletti