Battaglia alla Camera sul filo dei voti
ROMA.Per protestare contro la prescrizione breve, che salvo colpi di scena dovrebbe essere approvata entro questa sera, il Pd ha scelto di leggere nell'aula di Montecitorio gli articoli della Costituzione. Quella stessa Costituzione che il governo «calpesta». La singolare forma di ostruzionismo prende corpo al termine di una mattinata che si annuncia difficilissima per la maggioranza. Il più fidato e prudente consigliere del Cavaliere, Gianni Letta, ammette che alle responsabilità del governo si aggiungono «queste giornate incerte, affannose, amare». E il deputato del Pd, Roberto Giachetti, gran conoscitore del regolamento parlamentare ed esperto di trucchetti procedurali, spiega che la maggioranza dovrà sottoporsi ad un «Vietnam di 190 emendamenti».
La tensione è altissima e nei banchi del governo, dove sono seduti ben 13 ministri, si registra il tutto esaurito. Il clima è di fibrillazione. Mancano pochi minuti alle 15 e il vicecapogruppo del Pdl, Simone Baldelli, e il coordinatore Denis Verdini, sono alle prese con i numeri: si contano gli assenti, ci si interroga sulla «tenuta» dei Responsabili, si chiede a chiunque, deputati, ministri, sottosegretari, di garantire la presenza e di andare in bagno prima di entrare in aula.
«Sul processo breve non ci saranno sorprese» prevede Umberto Bossi. E in effetti la prima «trappola regolamentare» escogitata dalle opposizioni, che chiedono il ritorno in commissione del contestato provvedimento, viene bocciata dalla maggioranza che impone il no per 11 voti. Decisiva è la presenza dei ministri, che porta anche all'approvazione dell'articolo due. A quel punto l'opposizione (che chiede senza ottenerlo il voto segreto sull'emendamento che introduce la prescrizione breve) legge in aula gli articoli della Costituzione. Comincia Dario Franceschini, che denuncia «un'amnistia generalizzata per bloccare il processo Mills» e legge l'articolo 1. Alla staffetta costituzionale partecipa anche Pier Luigi Bersani che accusa il governo di «prendere in ostaggio il Parlamento» e legge l'articolo 2 della Carta sui diritti inviolabili. Ma il passaggio più applaudito è quello di Massimo D'Alema, che legge l'articolo 87 («Il presidente della Repubblica è il capo dello Stato») e poi l'88: «Il presidente della Repubblica, sentiti i loro presidenti, può sciogliere le Camere». A questo punto, il presidente del Copasir aggiunge: «Più che una lettura, il mio è un auspicio». Fini sorride, le opposizioni appaludono, il centrodestra protesta.
A far salire la temperatura ci pensa Angelino Alfano, che interviene per dire che se la norma sulla prescrizione breve passasse sarebbe a rischio «solo lo 0,2% dei processi penali» e che il reato di disastro ferroviario per la tragedia di Viareggio «si prescriverebbe in un tempo lontanissimo: 23 anni e 4 mesi». E anche per il caso dell'Aquila, aggiunge il Guardasigilli, la prescrizione diminuirebbe «solo di pochi mesi». Parole che fanno infuriare l'opposizione. «Se l'impatto di questo provvedimento è cosi modesto perché state bloccando il Parlamento da settimane con una norma del genere» si chiede Pier Ferdinando Casini, che perde la pazienza e accusa la maggioranza di pensare solo agli interessi del Cavaliere e ai suoi processi. Ancora più duro è il commento di Pier Luigi Bersani: «E' uno scandalo. Non si può dire con tanta arrogante convinzione che un provvedimento non serve a nulla ma lo dobbiamo fare assolutamente. Non siamo mica all'asilo, ci vuole un minimo di decenza».
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Gabriele Rizzardi