La laicità di Gesù (e di Bettazzi)

S i è tenuta, lo scorso venerdi 1º aprile, presso la sala del cinema Politeama, la presentazione del nuovo libro di monsignor Luigi Bettazzi, dal titolo 'Vescovo e laico?" (Edizioni Dehoniane Bologna). L'iniziativa rientrava nell'ambito della rassegna 'Incontri", organizzata dalla libreria Cossavella.
Convinto dell'opportunità di un rapporto di comprensione, se non di simpatia, tra le prospettive laica e religiosa, il vescovo emerito di Ivrea riprende in questo ultimo volume, approfondendoli e completandoli, temi già affrontati nel precedente 'In dialogo con i lontani. Memorie e riflessioni di un vescovo un po' laico", e lo fa con lo spirito, espresso nel sottotitolo, di 'una spiegazione per gli amici". «Un libro che - come ha detto don Renzo Gamerro nella presentazione - parte proprio da Gesù considerato come un modello di umanità, anche prima di venir considerato dai discepoli come una presenza divina».
Scrive infatti Bettazzi: «Gesù è un grande modello di umanità, come tale venerato anche dai musulmani e da molti suoi compatrioti ebrei. Mi ha sempre colpito che Gesù abbia voluto nascere ‘laico', cioè non da famiglia sacerdotale, e che abbia voluto vivere la maggior parte della sua vita da ‘laico', cioè da uomo comune, non accentuatamente religioso».
Fatta questa premessa, il libro si avvia in un percorso in tre tappe/capitoli attraverso le tre Virtù Teologali, Carità, Fede e Speranza e i loro rispettivi ‘sottocapitoli', amore laico e amore cristiano, pensare laico e pensare cristiano, speranze laiche e speranza cristiana.
In apertura di presentazione, si sono confrontati con Bettazzi, Giovanni De Witt, Maurizio Rossi e Roberto Tentoni, ciascuno esprimendo le sensazioni evocategli dalla lettura del testo e spesso condividendo la particolare visione di quei grandi valori umani che Bettazzi definisce ‘valori laici'.
Come espresso nelle pagine del libro di Bettazzi: «La fede cristiana alimenta e garantisce un'autentica fede laica, e come la fede sollecita la carità cristiana, cosi si apre e si connette alla carità laica. E' in questo senso che un cristiano (e un vescovo), partecipe di un mondo religioso che si appella al soprannaturale, vive da laico quando si muove nell'ambito naturale; non rinuncia all'aspetto soprannaturale né lo ridimensiona, ma lo vede con gli occhi di chi prescinde dal soprannaturale, per poter interloquire con ogni essere umano, di qualsiasi religione e cultura, e far accogliere con attenzione e rispetto anche le sue proposte, che possono derivare da visuali di carattere soprannaturale ma vengono presentate appunto nella loro dimensione laica».
Per questo, nel capitolo conclusivo, 'Laico, cristiano, vescovo", secondo Bettazzi, il vescovo «deve garantire e alimentare la comunione nella comunità che gli è stata affidata». «Penso - scrive ancora - che un cristiano (quindi anche un vescovo) debba saper vivere la sua esistenza ‘laicamente', nell'adempimento pieno dei propri compiti di cittadino, incoraggiando gli altri a fare altrettanto e rispettando quanti ‘laicamente' la pensano in modo diverso».

Franco Farnè