Il blocco degli incentivi sul fotovoltaico fa chiudere i battenti alla Compuprint
LEINI'.La notizia è arrivata, inaspettata, nella tarda mattinata di lunedi scorso dalla sede eporediese di Confindustria, dove era in scaletta un ordinario incontro di carattere sindacale. Invece, i vertici della Compuprint di Leini hanno annunciato la cessazione totale delle attività produttive e di conseguenza la procedura di licenziamento per 250 dipendenti su 271. Di questi circa la metà sono ancora in cassa integrazione straordinaria.
Il loro rientro era previsto per la fine di giugno. La gravissima decisione aziendale è legata al blocco degli incentivi deciso dal Governo sul fotovoltaico: il terzo conto energia con gli incentivi per il biennio 2011 -2013 è stato, infatti, annullato a partire da maggio e ogni nuova decisione rinviata, gettando le aziende del settore nel caos. La Compuprint, che fa parte del gruppo vicentino GDS, si era trasferita da Caluso a Leini nel dicembre di due anni fa dopo il divorzio con l'imprenditore calusiese, Luigi Barbero.
Insieme, l'ad di GDS, Giovanni Cariolato, e Barbero avevano costituito una società ex novo, la Sferal WWT ed acquistato lo stabilimento calusiese di via Martiri dopo il fallimento della Finmek. I 250 dipendenti, tutti residenti nel calusiese, avevano accolto male la notizia del trasloco e, inutilmente, sindacati e istituzioni avevano cercato di far rispettare l'accordo siglato al Ministero delle attività produttive, che prevedeva, tra l'altro il mantenimento del sito calusiese.
Ma i vertici di Sferal, poi diventata Compuprint, con il trasferimento a Leini avevano fornito rassicurazioni sul futuro, parlando di un rilancio che doveva passare necessariamente da una riduzione dei costi aziendali, scesi di un quarto nella nuova sede. Un rilancio, che in base a al piano industriale, era incentrato sul fotovoltaico, affiancato alle attività tradizionale dell'azienda, un tempo leader nella produzione di stampanti e testine. A Leini si stavano prospettando nuovi investimenti, superiori a 5 milioni di euro, e un aumento degli occupati. Solo due mesi fa di discuteva di 21 turni per l'aumento di lavoro.
«Oggi invece - sottolineano in un documento congiungo i segretari canavesani di Fim, Fiom e Uilm - arrivano 250 licenziamenti grazie alle scellerate decisioni del governo che, contrariamente a tutti gli altri paesi europei, danneggiano i settori delle energie rinnovabili, favorendo di conseguenza gli interessi delle grandi compagnie che fanno affari con l'energia non rinnovabile e favorendo la commercializzazione dei pannelli fotovoltaici della Cina e dall'estremo Oriente».
«La Regione Piemonte aveva assunto impegni mai realizzati - proseguono i sindacati -. Deve intervenire per impedire la distruzione di un comparto che in Italia conta 120 mila dipendenti e diverse migliaia nella regione. Chiediamo un incontro urgente al presidente Cota e all'assessore Giordano. Il Canavese, già martoriato non può subire questa situazione. Abbiamo inutilmente chiesto all'azienda di soprassedere dai licenziamenti in attesa delle decisioni del Governo. Giudichiamo del tutto irresponsabili le scelte deliesecutivo che stanno mettendo in ginocchio un settore innovativo e 250 famiglie».
Allarmato il sindaco di Caluso, Marco Suriani, che sospetta una scelta strumentale. «L'azienda deve aspettare le decisioni del Governo - sottolinea Suriani - che non sono ancora state prese in via definitiva». Per questa mattina, mercoledi 6 aprile è prevista un'assemblea nello stabilimento di Leini per decidere le iniziative di mobilitazione.