Il crac Parmalat e l'autobiografia di Berlusconi
Prosegue al cinema Politeama, anche oggi, lunedi 4, e domani, martedi 5 aprile, un curioso e inconsueto doppio programma, con due film legati alla politica e all'attualità italiana. Si tratta dell''autobiografia non autorizzata" (cosi viene definita) quella di Silvio Berlusconi, intitolata Silvio Forever. Realizzata dal regista Roberto Faenza, con la collaborazione di noti giornalisti come Gianantonio Stella e Sergio Rizzo, autori di ‘La casta' sui privilegi dei politici italiani. Il secondo film che viene proiettato è invece Il gioiellino, di Andrea Molaioli, che praticamente ricostruisce con altri nomi la storia del crollo della Parmalat e del suo patròn Tanzi, che ha colpito diverse centinaia di migliaia di investitori.
Silvio Forevernon è un film militante e antiberlusconiano come Draquila-L'Italia che trema, di Sabina Guzzanti, che dimostrava lo sfruttamento propagandistico e mercantile del terremoto. Questo invece segue, con materiali d'archivio, da quand'era bambino ad oggi commentato dallo stesso protagonista, che esalta quindi le sue qualità, più che denunciarne i difetti.
Silvio ragazzo a scuola riscrive i compiti dei compagni, corregge le tabelline, elabora i teoremi: si fa pagare, ma a chi prende l'insufficienza, restituisce i soldi. Poi lo vediamo mungere le mucche e portare il latte ai bambini poveri. A dodici anni, nel 1948, andava ad affiggere manifesti della Dc, che conteneva frasi come questa: ‘Madre, salva i tuoi figli dal bolscevismo'. Quindi il suo anticomunismo nasce da lontano. A 16 anni, alla fiera, vende meglio degli altri e depone il bottino sul comodino del padre. La madre dice di lui: «Non lo vedrete mai in giro con le ragazze».
Il gioiellinoriscostruisce invece il più grande crac della storia d'Europa (quello Parmalat nel film chiamato Leta), provocato dai maneggi di un piccolo ragioniere come Fausto Tonna (nel film chiamato Botta), con l'aiuto di un fax e di una segretaria, la scolorina e un immenso e spericolato talento per la truffa. Quando il suo capo Tanzi (qui Rastelli) gli dice che non ci sono più soldi, esclama: «Inventiamoceli».