Regioni e Pd dicono si alla riforma
ROMA. Passa con la benevola astensione del Pd il federalismo regionale. La Lega Nord gioisce per questo nuovo, importante passaggio nel lungo e tortuoso cammino parlamentare.
Il compromesso con le Regioni, al termine di lunghe ore di mediazione, si è raggiunto con la «clausola di salvaguardia» che impegna il governo a ripristinare 4,5 miliardi di tagli alla finanza regionale e con uno stanziamento straordinario per il trasporto pubblico locale di 425 milioni. In più, l'opposizione e le Regioni ottengono lo slittamento delle addionali Irpef al 2013.
Soddisfatto il leader dei governatori regionali, Vasco Errani: «Il governo rispetta gli impegni». E con lui gli altri presidenti, che sottolineano come i nuovi fondi per il trasporto siano ora fuori dal patto di stabilità e dal 2012 saranno fiscalizzati e quindi certi. Inoltre, slitta al 2013 la «manovrabilità» dell'addizionale regionale Irpef. Un fondo perequativo correggerà gli squilibri. In cambio le Regioni hanno garantito uno sforzo maggiore sugli ammortizzatori sociali in deroga per gli anni 2011-2012.
Entusiastici i commenti della Lega: «Alla fine l'impegno delle Regioni è stato premiato e nel Governo abbiamo trovato un interlocutore responsabile come il ministro Calderoli», ha osservato il presidente del Veneto Luca Zaia.
Più prudenti i commenti nelle regioni meridionali: «Il decreto - ha detto l'assessore pugliese Maria Ida Dentamaro - è migliore ma per il Sud non facciamo salti di gioia». Secondo un'elaborazione della Cgia di Mestre, infatti, l'effetto del federalismo regionale produrrebbe evidenti vantaggi ai Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Mentre ad essere penalizzate sarebbero soprattutto Basilicata, Molise, Calabria.
Ma l'apertura alle Regioni apre un nuovo strappo con Province e Comuni. «Impensabile» che si ripristinino i fondi tagliati solo per le Regioni e non per gli enti locali commenta il presidente dell'Unione Province Giuseppe Castiglioni, che dice: «Il Governo estenda da subito la misura anche a Province e Comuni». Sulla stessa linea il presidente dell'Anci, Sergio Chiamparino: «Se si vuole ridurre il taglio questo deve valere nei confronti di tutti i livelli istituzionali». Insomma, nel percorso ora rischia di riaprirsi la partita del federalismo municipale. In commissione i voti favorevoli sono stati 15 (Pdl, Lega e Svp), 10 gli astenuti (il Pd) e 4 contrari (Belisario dell'Idv, Galletti e D'Alia dell'Udc). Linda Lanzillotta non ha partecipato al voto, ma avrebbe votato no. L'astensione del Pd è stata dunque decisiva per scongiurare un nuovo pareggio che avrebbe costretto il governo a porre la fiducia in aula. «Il testo del federalismo regionale è migliore di quello municipale» conferma Marco Stradiotto del Pd». «Le tasse aumenteranno e aumenterà il divario Nord-Sud» commenta Gian Luca Galletti (Udc). Preoccupato del solco nord/sud anche il presidente della Camera Fini.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Daniele Ferrrazza