«Con una lettera spiegherò ai cittadini le mie dimissioni»
AZEGLIO. E' apparso sereno Angiolino Santina, sindaco dimissionario, ancora in carica per una ventina di giorni. La scorsa domenica ha presenziato all'inaugurazione del palazzo municipale e della nuova sala del consiglio, inserita nel calendario delle celebrazioni per i 150 dell'Unità d'Italia. «Questa settimana - ha detto dopo la cerimonia - preparerò una lettera in cui spiegherò a tutti i cittadini per filo e per segno le motivazioni che mi hanno portato a rassegnare le dimissioni». Intanto domenica in piazza l'accoglienza che gli azegliesi hanno riservato al sindaco è stata piuttosto calorosa.
Del resto, è proprio ad Angiolino Santinache si deve la volontà di dar lustro al paese ed al suo cittadino più famoso. Quel Massimo Tapparelli, marchese d'Azeglio, che fu tra i protagonisti del Risorgimento italiano. Mentre nessuno dei 'contestatori" si è fatto vedere, avvalorando quindi in un certo senso l'ipotesi del vice sindaco Michele Ollearis, che dietro la sfiducia al sindaco vede solo questioni di ripicca personali. Fa eccezione il consigliere Emiliano Sirio, cui va certamente riconosciuta serietà e coerenza. Ed un messaggio è arrivato anche dal parroco, don Genesio Berghino: «Chi ha doveri istituzionali - ha detto il sacerdote prima di impartire la benedizione in municipio - deve essere umile e mettersi al servizio per il bene gli uni degli altri».
A questo punto, il sindaco Santina potrebbe anche ripensarci. «Potrei anche cambiare idea - ha detto - ma soltanto se si dimettessero l'assessore Roberto Tridelloed i consiglieri Rosanna Bogattoe Gianni Viretto. A loro ho sempre dato massima fiducia. Non mi aspettavo certo un comportamento del genere». L'assessore Tridello e i due consiglieri di maggioranza, come è noto, si erano aggiunti in un secondo tempo alla lettera di sfiducia indirizzata al sindaco dal gruppo di opposizione che criticava la gestione della casa di riposo e gli accertamenti sulla Tarsu. Lasciando da parte le questioni di palazzo, domenica mattina ad Azeglio si sono incrociate storie di persone e di luoghi. Il paese ha infatti proseguito con gli appuntamenti organizzati dal dal 'Comitato per Azeglio 2011", nato per celebrare Massimo d'Azeglio che fu tra i protagonisti del Risorgimento. Personaggio eclettio «che - ha sottolineato Rosalba Pennisidel comitato - meriterebbe maggiore attenzione. Fu lui a pronunciare la celebre frase 'fatta l'Italia ora bisogna fare gli italiani", che si rivela più che mai attuale. Fu lui a dire che la cultura non deve essere appannaggio di pochi. Ad Azeglio, insieme ad un altro benefattore, (Pietro Lucca) fece costruire l'asilo infantile e fu sempre attento alle esigenze del paese».
Se Pennisi ha tratteggiato la figura del d'Azeglio uomo di cultura, Elio Salamano, coordinatore del comitato, ha ricordato invece la storia del palazzo che ospita il municipio, oggetto di un recente restauro delle facciate e della sala consiliare, voluto dall'amministrazione comunale. Anticamente nel luogo in cui ora sorge il municipio, costruito nel 1860, si trova la cascina dell'Airale, di proprietà dei signori d'Azeglio che venne abbattuta.
Presenti alla cerimonia, che è proseguita nella sala del consiglio, in cui è stato collocato il busto in bronzo dedicato a Massimo d'Azeglio, erano i sindaci della comunità collinare 'Intorno al lago", con tutti i componenti del 'Comitato per Azeglio 2011", presieduto da Enrico Montauti d'Harcourt, attuale proprietario del castello che fu di Massimo d'Azeglio.
«Nel dare vita agli eventi - ha ricordato Salamano - il Comitato rende omaggio a quel patrimonio di ideali e speranze che portò all'Italia unita, e che pur nell'originario stigma aristocratico ed alto borghese del risorgimento fece di un insieme di popoli una nazione. E dal momento che le chiavi ed i motivi della storia si incrociano sempre con la vita della comunità, Azeglio trova in questa occasione motivo per narrarsi ed auto rappresentarsi cercando una conferma della propria identità ed un approfondimento del senso di appartenenza».