Rais ancora all'attacco, battaglia nei cieli


ROMA.A quattro giorni dal burrascoso inizio dell'intervento della coalizione internazionale, i carrarmati di Tripoli bombardano Misurata e la città di Zenten, nella Libia occidentale. «Le forze di Gheddafi stanno continuando ad attaccare la popolazione civile», ha detto ieri l'ammiraglio Samuel J. Locklear, comandante Usa dell'operazione «Odyssey Dawn», mentre il Pentagono ha annunciato un ulteriore ampliamento del raggio di azione della no-fly zone imposta dalla risoluzione dell'Onu.
A Misurata, sotto assedio da sei giorni, gli intensi bombardamenti condotti dalle truppe del Colonnello avrebbero ucciso almeno 5 persone tra cui 4 bambini. Il bilancio degli attacchi salirebbe cosi ad oltre 40 morti (trecento i feriti) mentre nella città ormai senz'acqua, senza elettricità e senza carburante, la situazione sarebbe estremamente critica. Ma l'offensiva di terra voluta da Gheddafi ha preso di mira anche la cittadina di Zenten dove ieri mattina ci sarebbero state fra le 10 e le 15 vittime. «La situazione qui è brutta», ha raccontato un residente contattato telefonicamente, riferendo che nella parte settentrionale della città «ci sono molti soldati con una sessantina di carrarmati e molti altri mezzi». E che alle porte di Aydabya, tra Bengasi e Brega, si continua a combattere.
La giornata di ieri ha visto anche un primo duello aereo tra un caccia di Tripoli che si è alzato in volo facendo rotta su Bengasi e i caccia degli alleati. L'aereo è stato attaccato dalle forze della coalizione. L'aviazione di Gheddafi, secondo l'ammiraglio Locklear è stata però «fortemente indebolita» e non avrà impatto sulle operazioni di mantenimento della no-fly zone.
Le missioni dei caccia offerti dalla coalizione dei volonterosi, del resto, sono andate avanti senza sosta. I decolli dalle basi di Trapani Birgi, Gioia del Colle a Aviano sono stati continui. Alla base Usaf di Aviano, in particolare, sono ormai schierati quasi novanta aerei da attacco e ricognizione. Ed è proprio un F15 americano che la scorsa notte è precipitato in territorio libico. Il Pentagono ha dichiarato che si è trattato di un'avaria mentre le forze libiche sostengono che il caccia è stato abbattuto dalla contraerea. Il pilota e l'ufficiale addetto agli armamenti sono riusciti comunque a lanciarsi. Il primo è stato recuperato quattro ore dopo da un elicottero che nell'operazione avrebbe aperto il tiro ferendo sei civili libici, il secondo è stato invece messo in salvo dai ribelli. Ora sono entrambi al sicuro fuori dal paese.
In giornata c'è stato anche il primo decollo di due Rafale dalla portaerei francese Charles De Gaulle che, partita sabato da Tolone, incrocia ora davanti alle coste libiche. Nessuno dei due aerei, stando a quanto riferito dal colonnello Thierry Burkhard, portavoce dello stato maggiore interforze, ha aperto il fuoco. Ma già da quest'oggi, ha detto la stessa fonte, Parigi potrebbe estendere le sue operazioni militari oltre l'area di Bengasi.
La coalizione afferma insomma che ci sono stati altri «successi»: tra questi i danni inflitti al porto di Tripoli. Ma la situazione sul campo resta confusa. Secondo il portavoce dell'esercito rivoluzionario, Khlaed El Sayeh, sono tra i 400 e i 600 i miliziani di Gheddafi uccisi domenica dal bombardamento francese dell'imponente colonna di mezzi governativi diretti a Bengasi (si parla di 500 veicoli). Il giorno precedente, secondo il portavoce del Consiglio transitorio libico, nell'attacco dei lealisti alla città, roccaforte dei ribelli, sarebbero morti 120 civili (250 i feriti). Del sanguinoso attacco esistono testimonianze filmate con i cellulari dagli abitanti di Bengasi che mostrano cadaveri di miliziani del regime e auto civili crivellate dai colpi. A quei miliziani, afferma il Consiglio, sono state ritrovate maschere antigas: la prova che «Gheddafi voleva usare armi chimiche». Quanto all'ipotesi che il Colonnello stia utilizzando i cittadini come scudi umani Londra e Parigi confermano che «alcuni obiettivi non sono stati colpiti per rischi collaterali».

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Natalia Andreani