Si aggrava la situazione di Asa Acque e i sindacati minacciano lo sciopero
CASTELLAMONTE.Non solo il settore dei rifiuti nell'occhio del ciclone. A minacciare lo sciopero sono ora i dipendenti di Asa Scavi, ramo nato per la gestione del servizio idrico integrato. Del loro futuro se ne parlerà venerdi prossimo, 25 marzo, alle 9,30, in Prefettura, a Torino. La protesta delle organizzazioni sindacati è legata anche al grave stato di degrado in cui versano alcuni pozzi, vasche e sorgenti, che forniscono l'acqua potabile ai 51 Comuni del Consorzio Asa.
«Venerdi - anticipano i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Fiadel - organizzeremo un presidio in Piazza Castello a Torino». E se la situazione non dovesse sbloccarsi, durante l'assemblea convocata per giovedi 31 marzo potrebbe maturare la decisione di incrociare le braccia.
«All'incontro in Prefettura, che vedrà anche la presenza di rappresentanti della Smat - spiega il primo cittadino di Castellamonte Paolo Mascheroni -, assieme ai sindaci di Cuorgnè e Rivarolo, ci faremo portavoce anche delle istanze dei Comuni facenti parte del servizio».
Secondo molti amministratori canavesani, Asa Acque, detenuta per il 51% dalla Smat, sarebbe una realtà avulsa dal territorio a cui resta unicamente la designazione del presidente del Consiglio di amministrazione, per altro privo di deleghe importanti, mentre tutto il resto è nelle mani dei dirigenti dell'azienda torinese.
«La sofferenza di Asa Acque - è scritto nella relazione di Piano industriale relativo al settore scavi del Consorzio -, è da ricondurre ad un scarso rapporto con il territorio sul quale opera, alla scarsa conoscenza dei luoghi di applicazione di procedure, nonché a metodologie di lavoro più confacenti alle aree metropolitane che ai territorio montani».
Ne sarebbero prova lo stato di incuria e abbandono in cui versano le fonti di approvvigionamento e le vasche di raccolta di acqua potabile dislocate a Cuorgnè (Deiro Inferiore e Navetta Superiore), Pont (Faiallo, Fontana Rossa e S.Maria), Rivarolo (Paglie e Vesignano), Valperga, Frassinetto (Truc, Cereser e Molini), Locana (Piantonetto), Colleretto Castelanuovo (S.Elisabetta e Muliner), Cintano e Castellamonte (Fienile).
In molti di questi luoghi, dove la risorsa idrica sgorga, vi sono recinzioni divelte o mancanti, cancelli rotti, serramenti inadeguati, infiltrazioni esterne, vegetazione infestante (in alcuni casi, niente meno che alberi e radici a ridosso del manufatto), nonché tubazioni non protette, come nel caso della sorgente del Fienile, tra Cintano e Castellamonte.