Polemica per la Lega che diserta
ROMA.Neanche ieri sono mancate polemiche con la Lega. Gli esponenti del Carroccio hanno sottolineato un po' dovunque la loro distanza dai festeggiamenti, quando non hanno apertamente manifestato fastidio e sentimenti esplicitamente anti-italiani. Un po' dovunque (persino a Bergamo) si son beccati fischi e contestazioni al grido di «Viva l'Italia», ma anche sberleffi e sfottò, come il tricolore issato sulla sede del Carroccio di Varese (prontamente rimosso) o quello gigantesco (24 metri quadri) steso addirittura sul prato 'sacro" di Pontida.
Assicurato il minimo indispensabile di presenza alla Camera, i leghisti hanno disertato dovunque la festa. A Milano hanno inscenato una manifestazione andando a «lavorare» nei gazebo in piazza. Inevitabili anche qui contestazioni e «Viva l'Italia», ma anche cori di «vergogna-vergogna» e «Fuori la Lega dallo Stato». E il leghista lombardo Matteo Salvini insorge contro «gli squadristi con il tricolore». Fra le forze politiche, le parole più dure le usa Pierluigi Bersani. «Non è obbligatorio stare al governo - ha ricordato infatti il segretario del Pd - ma chi ha giurato sulla Costituzione e sulla bandiera deve essere coerente o altrimenti va a casa. E di questo deve rendere conto il capo del governo. Serve un minimo di corenza e dignità». Ma non solo Berlusconi non interviene, ma in generale il Pdl minimizza le posizioni leghiste.
Qualche insofferenza la fa trapelare l'ex An Ignazio La Russa che a 'Repubblica" dice che sono «inaccettabili atti di ostilità» del Carroccio contro le celebrazioni per i 150 anni dell'unità. Anche se subito dopo il ministro aggiunge che le polemiche sono «strumentali» e che la Lega fa parte a pieno titolo del Paese. Un'idea in realtà messa apertamente in discussione proprio dagli ultrà leghisti. Come Mario Borghezio che anche ieri, intervenendo a 'Un giorno da pecora", su Radio2, ha detto che quella di ieri per i patrioti padani più che una giornata di festa è stata «una giornata di lutto». Per poi ribadire che l'inno di Mameli è «un po' tristarello» e che «il destino, il vento della storia porterà a due Italie», anche se, bontà sua, ha assicurato che «gli italiani saranno i nostri migliori vicini di casa».
La giornata di festa non ha insomma affatto cancellato le differenze. E anzi il finiano Bocchino ha accusato il governo di festeggiare «sommessamente» i 150 anni dell'unità proprio perché sotto ricatto della Lega. Polemiche che torneranno, con tutta probabilità a riaccendersi in occasione dei prossimi voti sul federalismo. Bersani è infatti tornato a ribadire che, se resteranno i tagli alle Regioni, il Pd voterà contro. (a.p.)
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