Nuove centrali, la rivolta delle Regioni


ROMA. Nucleare, ma solo a casa degli altri. La tragedia giapponese torna ad accendere i riflettori sull'energia atomica, alimentando un dibattito surreale che vede il 70% degli italiani contrari al nucleare e il restante 30% favorevole, ma non nella propria regione. Anche il Veneto, adesso, si schiera per il no. Prudente il governo, in vista del referendum.
L'esecutivo risponderà oggi, durante il question time, alle interrogazioni delle opposizione. Ma se fino a ieri i ministri sono apparsi trancianti («il programma nucleare non cambia») ora prevale la prudenza. «Non possiamo decidere sull'emozione del momento - spiega il ministro per lo sviluppo economico Paolo Romani - il Giappone ha subito un terremoto e un maremoto di gravità eccezionale, inimmaginabile anche per un paese che è preparato per eventi di questo tipo». «Il nucleare è una opzione che esiste in tutti i paesi industrializzati del mondo. Non siamo né ciechi né sordi rispetto a quanto avviene in Giappone, che ci induce ad ulteriore attenzione al tema della sicurezza negli impianti europei» aggiunge il ministro per l'Ambiente Stefania Prestigiacomo. Secondo alcuni, il governo starebbe valutando anche l'ipotesi di rinviare il referendum del 12 giugno.
Chi mostra certezze è invece l'Enel, fortemente impegnata nello sviluppo del piano nucleare: «Non cambieremo il nostro programma di investimenti» spiega l'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti. «I nostri impianti sono sicuri, affidabili e collaudati: ci sono sistemi di protezione per far fronte ad ogni tipo di emergenza». Il colosso elettrico punta ad investimenti per 40 miliardi di euro nei prossimi vent'anni, in collaborazione con i francesi di Edf: promette risparmi in bolletta fino al 20% e la realizzazione di quattro centrali atomiche in Italia, con la posa della prima pietra entro il 2013.
Ma è dalle Regioni che piovono i no più pesanti al ritorno all'atomo. Sono praticamente tutte contrarie: Emilia, Marche, Basilicata, Toscana, Liguria, Molise, Puglia, Umbria, Calabria, Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta e Provincia di Bolzano hanno dato parere negativo, mentre le 4 favorevoli restano Lombardia, Piemonte, Campania e Veneto. Ma proprio il governatore veneto Luca Zaia precisa: «La nostra regione non ha le caratteristiche necessarie per ospitare una centrale nucleare, per cui dico: fino a quando ci sarò io sarà sempre no a questa ipotesi». Il si della Lombardia appare di facciata, in Campania sono già apparsi cartelli contro l'opzione nucleare. Resta il Piemonte, dove il governatore Roberto Cota si è finora astenuto dall'esprimersi sulla vicenda. Insomma, avere contro le Regioni rende impraticabile il nucleare, soprattutto dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha costretto il governo a correggere il decreto sui criteri di individuazione dei siti. Il parere delle Regioni, pur non essendo vincolante, è comunque obbligatorio. E al ministero dello sviluppo non c'è più il «padre politico» del nucleare in Italia Claudio Scajola. Insomma, la strada è tutta in salita, tanto più se al referendum vincessero i si.
Intanto il Partito Democratico scioglie gli ultimi dubbi di una posizione finora giudicata altalenante e con Pierluigi Bersani chiede al governo di «fermarsi e riflettere: proseguire con questo piano nucleare non ha alcun senso» e sollecita il si al referendum.

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Daniele Ferrazza