La battaglia dei "kamikaze"
TOYOHASHI.Da quattro giorni lavorano giorno e notte, con turni massacranti, per bloccare la fusione dei noccioli dei reattori nucleari. Spesso devono portare a mano le pompe con le quali cercano di tenere alto il livello dell'acqua che dovrebbe coprire le barre di uranio arricchito, il materiale altamente radioattivo che provoca la fissione atomica. Ora se il Giappone riuscirà ad evitare un olocausto nucleare dipende in gran parte da loro. Sono i cinquanta tecnici rimasti, soli o quasi, a combattere contro la catena di tragedie innescata dal terremoto e dallo tsunami che venerdi scorso hanno gravemente danneggiato la centrale nucleare di Fukushima, nel nord del Giappone, nel cuore della zona colpita.
Gli altri 800 tra tecnici e soldati delle Forze di Autodifesa sono stati allontanati ieri, dopo una brusca crescita del livello di radioattività nella centrale seguita a una nuova esplosione e a un incendio che hanno fatto anche decidere un'ampliamento della zona di evacuazione, fino a 30 km da Fukushima. La decisione si è basata sui valori di riferimento oltre i quali l'esposizione ad aria contaminata con materiali radioattivi diventa pericolosa per la salute. Ieri, secondo l'Aiea, nella zona attorno alla centrale è stata rilevata una contaminazione in 23 persone su 150 controllate.
Il premier Naoto Kan, nel drammatico discorso che ha tenuto ieri al Paese, ha reso loro omaggio, ricordando che fanno quello che fanno «esponendosi ad rischio enorme».
Secondo le rilevazioni del governo giapponese e dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, la radioattività nella centrale ha toccato il livello di 400 millisievert (l'unità di misura della contaminazione nucleare) all'ora. Un' esposizione superiore ai 100 millisievert in un anno provoca il cancro. Non è chiaro come 'i cinquanta kamikaze" siano protetti, e quanto sia possibile proteggersi in condizioni come queste. Non è chiaro neanche quali siano le loro possibilità di sopravvivenza. Ricordano tutti coloro che lottarono per contenere la tragedia di Chernobyl. Ma ricordano anche i pompieri americani che l'11 settembre del 2001 hanno cercato di salvare quante più persone potevano dalle macerie del World Trade Center di New York.
La crisi alla centrale di Fukushima (due impianti con un totale di dieci reattori) è iniziata quando lo tsunami ha danneggiato i sistemi di raffreddamento dei reattori. Quando le barre di uranio non possono essere raffreddate - e si sta ora pensando di versare acqua con elicotteri - si fondono liberando una carica micidiale di radioattività, che può essere bloccata solo se le «gabbie» di cemento spesso e di acciaio che li contengono non subiscono danneggiamenti. In caso contrario, la radioattività viene liberata nell'atmosfera. Se anche i 50 eroi saranno costretti ad abbandonare la centrale, il rischio di fusione potrebbe essere più vicino. (b.n.)