Le Regioni in rivolta


ROMA.La Lega non fa in tempo a festeggiare il federalismo. Il giorno dopo la fiducia incassata sul fisco municipale e a poche ore dal varo del decreto attuativo in Consiglio dei Ministri, arriva la gelata delle Regioni.
«Al governo abbiamo detto che, dal momento che non ha onorato i contenuti dell'accordo siglato nel dicembre scorso, l'intesa sul federalismo regionale per noi non c'è», dice il presidente Vasco Errani, governatore dell'Emilia Romagna, al termine della conferenza Stato-Regioni.
Minimizza il ministro Calderoli, che poi innesta una marcia indietro sulla proroga della scadenza della legge delega da lui stesso annunciata: «Il termine resta il 20 maggio, lo slittamento è solo un preavviso, vedremo se sarà necessario per varare altri decreti». Il ministro leghista spiega che l'ipotesi di tempi più lunghi «ha il senso politico di svelenire il clima» niente di più.
Ma certo non serve a ricucire lo strappo annunciato dalle Regioni che sul prossimo decreto su fisco e spesa sanitaria affilano le armi. L'ultimatum lanciato ieri è motivato da quella che è definita «una situazione molto critica» che le amministrazioni chiedono che sia sanata prima possibile. Errani fa riferimento al «finanziamento del trasporto pubblico locale» che costituisce uno dei cardini dell'accordo sottoscritto lo scorso 16 dicembre e che attende di essere onorato.
Il decreto attuativo sul fisco regionale, ai blocchi in commissione bicamerale, parte dunque con l'handicap anche se, dopo l'aut-aut lanciato dal governatore emiliano, il ministro Calderoli si è affrettato ad assicurare che «il problema non si pone perché il governo rispetterà gli impegni» sottoscritti. Ma non sarà facile.
La posta in gioco sui trasporti vale circa 400 milioni di euro e nell'accordo era compresa la compensazione sulle risorse degli ammortizzatori sociali. Il governo aveva scritto nero su bianco che i fondi sarebbero stati disponibili per il 2011, ma finora lo stanziamento è già saltato nel decreto «milleproroghe» e, né il ministro Fitto, né Calderoli sono in grado di indicare come faranno fronte all'impegno. Per questa ragione il presidente Errani chiede «atti concreti di governo e non parole».
Più in imbarazzo i governatori del Piemonte Roberto Cota e del Lazio Renata Polverini, che si dicono certi che Palazzo Chigi rispetterà l'accordo siglato a dicembre. Nella maggioranza si preparano a una lunga trattativa, consapevoli che il ministro del tesoro Tremonti difficilmente potrà sbloccare la faccenda in pochi giorni. La scadenza complessiva resta per ora il 21 maggio.

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Nicola Corda