Ripresa globale ma l'Italia frena Più povera la borsa della spesa
ROMA.La ripresa globale prosegue a ritmi molto elevati, ma non uniformi. E l'Italia segna un po' il passo. Il nuovo allarme è stato lanciato nell'analisi mensile del Centro studi Confindustria di febbraio. Gli indicatori, alcuni al top dal 1996, segnalano che il passo è molto robusto e in accelerazione in Usa, Germania, Brasile e Russia, mentre rallenta in Cina e India. L'economia italiana procede meno rapida: dopo lo stop tra estate e autunno 2010, l'attività industriale ha recuperato slancio all'inizio del 2011, trainata dall'export (invece i consumi ristagnano). E' ripartito il Pil nel primo trimestre 2011, dopo il debole +0,1% nel quarto 2010. Il traino viene sempre dalla domanda estera.
«Non siamo rassegnati a crescere poco ma bisogna fare alcune cose, sbloccare gli investimenti, riforma fiscale e ridurre la burocrazia» ha commentato la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. «Da tempo - ha sottolineato - Confindustria richiama l'attenzione sull'emergenza crescita, siamo usciti dalla crisi ancora in crisi: nel 2010 siamo cresciuti dell'1,1% nel 2011 cresceremo dell'1,2% mentre la Germania è cresciuta del 3,6% nel 2010. C'è un problema di crescita che vuol dire minore occupazione e minore sviluppo».
Notizie migliori non arrivano dal fronte dei consumi. Sono rimaste praticamente ferme le vendite al dettaglio nel 2010: l'aumento è stato solo dello 0,2% rispetto al 2009, «come sintesi di un aumento dello 0,3% di quelle di beni non alimentari e di una diminuzione di pari entità delle vendite di prodotti alimentari». Secondo l'Istat in particolare sono calati gli alimentari (-0,3%) e le vendite dei piccoli negozi (-0,4%). In particolare le vendite al dettaglio, a dicembre 2010, hanno registrato un aumento dello 0,2% su base mensile e dello 0,4% su base annua. Rispetto a dicembre 2009, le vendite di prodotti alimentari sono aumentate dello 0,3% e quelle di prodotti non alimentari dello 0,5%. Secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori la crisi economica non fa crescere le vendite alimentari, anzi costringe gli italiani a modificare il carrello della spesa. Anche nel 2010 i consumatori restano cauti negli acquisti, ma cambia anche la tipologia di esercizio commerciale scelto: ci si orienta sempre più spesso verso canali convenienti come i discount e si abbandonano invece le piccole botteghe di quartiere e soprattutto i prodotti di marca. Ma per il Codacons «è ancora più preoccupante il calo gli alimentari, scesi dello 0,3%». «In pratica - aggiunge l'associazione dei consumatori - gli italiani sono costretti a fare la dieta e a mangiare sempre meno».
Per agganciare la ripresa mettere in campo la progettualità. Antonio Foccillo, segretario generale della Uil, commenta con preoccupazione i dati Istat. «Nel settore del commercio e della produzione di beni tutto ciò potrebbe incidere anche sull'occupazione se non si riuscisse ad intervenire con incentivi ed investimenti e, soprattutto, con iniezioni di fiducia e liquidità nei potenziali consumatori ed investitori. Bisogna mettere in campo progettualità che riaggancino la timida ripresa attraverso decisioni operative che prevedano investimenti».