Crisi, l'Italia frena sulle regole Ecofin

BRUXELLES. «Non ci sarà accordo su niente se non c'è accordo su tutto». Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti - al termine della riunione dell'Ecofin - è categorico nel ribadire come l'Italia sia pronta ad accettare la stretta Ue sul debito pubblico a patto che, nel valutare la situazione di un Paese, si prendano in considerazione anche altri fattori: dal debito di famiglie e imprese alle prospettive della spesa pensionistica, dall'esposizione delle banche alla situazione del mercato immobiliare. Il ministro assicura che «alla fine la posizione dell'Italia passerà».
Ma al tavolo dei ministri finanziari della Ue un'intesa non è stata ancora trovata. Tutto è rinviato al summit dei leader dell'Eurozona dell'11 marzo. Tanto che il commissario Ue agli affari economici e monetari, Olli Rehn, ha lanciato un accorato appello ad «avere più coraggio» sul debito pubblico attraverso la fissazione di un benchmark numerico. Il riferimento è alla proposta della Commissione Ue che prevede di imporre ai Paesi con un debito pubblico elevato la cosiddetta regola del 'ventesimo": un taglio di almeno un ventesimo l'anno del debito che eccede il 60%. L'Italia - spiega Tremonti - è a favore di una maggiore disciplina sul fronte del debito pubblico, ma «per verificare la sua stabilità si deve valutare anche l'ambiente in cui è posizionato quel debito». Quindi «vogliamo che dal 2015 oltre ai numerelli scritti si prendano in considerazione tutti i fattori rilevanti che incidono sulla situazione di un Paese». Il ministro ha aggiunto di aver già chiesto alla Bce di «esaminare ciò che è successo in questi anni sul fronte della finanza privata».