«La Fiat resta a certe condizioni»


ROMA.Abito grigio, camicia azzurra e cravatta blu. Per partecipare all'audizione alla Camera l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, cambia look ma non strategia: la sede legale del Lingotto, spiega ai deputati, resterà in Italia «se si realizzeranno le condizioni» rispetto al progetto Fabbrica Italia, anche se «la scelta non è stata ancora presa». Marchionne conferma che tutto dipenderà dalla governabilità degli impianti e dal rispetto degli accordi. Oltre che, aggiunge, da una politica industriale che crei «un ambiente favorevole allo sviluppo del settore manifatturiero».
Non ci sono state grandi novità nell'audizione davanti ai parlamentari che lo hanno convocato per avere lumi sul progetto di Fabbrica Italia che, dovrebbe garantire un investimento di 20 miliardi. La Fiat, ha spiegato Marchione, non ha «alcuna intenzione di lasciare l'Italia». Ma la sua dimensione multinazionale, accentuata all'accordo con Chrysler, porterà l'azienda a confermare la sede legale a Torino «se si realizzeranno le condizioni che sono alla base del nostro piano» e a moltiplicare le sedi direzionali: se il cuore dunque resterà in Italia la «nostra testa deve essere in più parti» vale a dire Detroit, Brasile, Asia. Il top-manager vede la sua strategia come modello: «Non abbiamo richieste da fare alla politica» ma il Paese dovrebbe prendere esempio dalla Fiat «come testa di ponte per tracciare un cammino di ripresa».
Sulla destinazione e sui modelli legati all'investimento da 20 miliardi non ha fornito dettagli e non ha svelato particolari del piano industriale come richiesto da più parti. Ha invece ricordato che, entro l'anno, nello stabilimento di Pomigliano saranno prodotte le Panda, e annunciato sette nuovi prodotti. Si tratta di «una scelta anche troppo aggressiva se consideriamo che la domanda di auto è destinata a rimanere strutturalmente debole». Tra autovetture e veicoli commerciali leggeri in cinque anni la Fiat vuole lanciare 34 nuovi modelli ai quali si aggiungeranno 17 aggiornamnti di prodotto. Due terzi dei nuovi modelli verranno prodotti dalla Fiat mentre 13 saranno costruiti da Chrysler. «Mai chiesto condizioni di lavoro cinesi» ha insistito ancora Marchionne che si è detto pronto ad aumentare i salari «come in Germania» se si riuscirà a portare l'utilizzo degli impianti «dall'attuale 40% all'80%». Intanto la giunta regionale siciliana ha dato il via libera all'accordo di programma per gli interventi di riqualificazione e reindustrializzazione dello stabilimento di Termini che la Fiat chiuderà tra dieci mesi.
Quello di Marchionne «è un manifesto ideologico - dice Giorgio Airaudo segretario della Fiom - Non ha un problema di governabilità ma di consenso». Per Stefano Fassina del Pd, l'ad del Lingotto «non chiarisce i punti fondamentali del progetto di Fabbrica Italia».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Vindice Lecis