Spatuzza chiede perdono a Firenze
FIRENZE.«Nel maggio del 1993 sono arrivato in questa città, a Firenze, da terrorista. Il nostro obiettivo era di colpirla nell'anima e cosi ho fatto, l'ho sfregiata nel cuore. Dopo 18 anni sono tornato qui e chiedo perdono». Cosi ieri il pentito Gaspare Spatuzza ha esordito nel suo interrogatorio che si è tenuto nell'aula bunker di Firenze per la strage di via Georgofili. Ma a seguire, Spatuzza torna sul colloquio avuto con Giuseppe Graviano in un bar di Roma e sui nomi - Berlusconi e Dell'Utri - che il boss gli avrebbe fatto in quell'occasione: «Durante un incontro, Graviano era gioioso e mi disse: abbiamo ottenuto tutto grazie alla serietà di queste persone, che non erano quei quattro socialisti che ci avevano tradito nell' 88. Li menziona, mi parla di Silvio Berlusconi, quello di Canale 5, e di un nostro compaesano, Marcello Dell'Utri. Graviano mi disse che il Paese era nelle nostre mani».
E ancora: «Facendomi i nomi di queste persone che avevano portato avanti questa cosa, Graviano mi menziona nello specifico la persona di Berlusconi». In quell'occasione, secondo Spatuzza, Graviano gli disse «con queste persone ci siamo messi il paese nelle mani» e che a quel punto andava fatto l'attentato allo Stadio Olimpico «per dare il colpo di grazia». «Ci sono questi due nomi che mi sono stati riferiti» da Graviano, «Berlusconi e dell'Utri, quindi a questo punto sono loro gli interlocutori», è stata la risposta di Spatuzza ad una domanda rivolta dal presidente della corte su chi fossero i terminali della cosiddetta «trattativa».