La Giunta: rinviare ai pm gli atti su Ruby


ROMA. Colpo di scena sul caso Ruby: la Giunta per le autorizzazioni a procedere approva la mozione del Pdl per restituire le carte su Berlusconi alla procura di Milano. «Il premier è intervenuto sulla questura per motivi istituzionali, pensava che la ragazza fosse la nipote di Mubarak». Ora dovrà pronunciarsi la Camera. L'opposizione insorge: la maggioranza tenta il golpe.
Il Pdl cambia strategia e fa quadrato in difesa del premier che cerca disperatamente di prendere tempo. Con undici si e otto no la Giunta approva la relazione di Maurizio Paniz, Pdl. Il premier non può essere giudicato dalla procura di Milano perché avrebbe agito per motivi istituzionali sul caso di Karima- Ruby. Le telefonate fatte dal Cavaliere in questura per far rilasciare Ruby affidandola alle «cure» di Nicole Minetti, le avrebbe fatte come premier, per intercedere per la nipote di Mubarak. Dunque a giudicarlo dovrà essere il Tribunale dei ministri, non la giustizia ordinaria.
A far cambiare piani al Pdl è stata l'assenza del finiano Giuseppe Consolo che in un'intervista si era schierato in favore della tesi della competenza a decidere del Tribunale ministeriale. Fino a ieri infatti il Pdl aveva sostenuto il teorema del «fumus persecutionis» del pool di Milano nei confronti del Cavaliere e se la Giunta si fosse espressa solo sulla richiesta di concedere o meno l'autorizzazione a perquisire gli uffici del ragioniere del premier, Giuseppe Spinelli, il voto dell'Aula sarebbe stato segreto. L'assenza di Consolo ha fatto cambiare strategia: i numeri per tentare il blitz erano probabili e il Pdl lo ha tentato. Per la cronaca anche la deputata del Pd Anna Rossomando non ha partecipato al voto perché ricoverata in ospedale. Contro la mozione della maggioranza hanno votato Pd, Idv, Udc e il finiano presente, Lo Presti.
La palla ora passa all'aula di Montecitorio che dovrà pronunciarsi sulla competenza. Il voto sarà palese e dopo il «consiglio di guerra» convocato ieri dal premier a Palazzo Grazioli tutti i parlamentari della maggioranza sono stati preallertati. I voti necessari al premier per salvarsi sono 316. E non saranno ammesse assenze.
Durissima l'opposizione che grida al golpe e parla di atto illegittimo. «E' una vergogna e un affronto alla credibilità delle istituzioni», dice Dario Franceschini. Per il capogruppo Pd alla Camera il Pdl «ha adottato una linea da azzeccagarbugli che ha prodotto un atto illegittimo che non avrà alcun effetto perché non può essere il Parlamento a stabilire di chi è la competenza giurisdizionale a giudicare un reato, come sanno benissimo quelli che l'hanno proposto e i magistrati stessi». Per Antonio Di Pietro la decisione della Giunta «è un golpe perché solo in un Paese antidemocratico il Parlamento si sostituisce alla magistratura per decidere la competenza territoriale o funzionale».
«Abbiamo espresso un voto convinto per l'autorizzazione della perquisizione degli uffici di Segrate e gli italiani lo devono sapere», spiegano in una dichiarazione congiunta i tre rappresentanti del Terzo Polo, Pierluigi Mantini e Armando Dionisi (Udc) e Antonio Lo Presti (Fli). «Sull'unità immobiliare n.802 non vi è alcuna prova che sia sede parlamentare e in quella n.801 definita di pertinenza della presidenza del Consiglio non si svolgono attività parlamentari ma fatti privati di dubbia legittimità. Secondo il ragionier Spinelli in quegli uffici, sede di società di Berlusconi, è stata più volte pagata Ruby, si gestivano gli appartamenti delle ragazze dell'Olgettina e sono stati rinvenuti chili di cocaina». Dunque la perquisizione non sarebbe un atto persecutorio.
Il Terzo Polo presenterà in aula una mozione di minoranza contro la scelta della Giunta di rinviare gli atti alla procura. Lo steso faranno Idv e Pd.

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Maria Berlinguer