Il valore inestimabile di quelle opere

IVREA.Perché le opere rubate al museo 'Garda" hanno un valore inestimabile al di là delle stime? Potrebbe apparire un gioco di parole ma non lo è affatto. Ai tanti aspetti che possono essere presi in considerazione nella valutazione di un'opera corrispondono altrettante possibilità che la stessa possa essere valutata in un modo anziché in un altro. Al di là del valore venale di un bene, infatti, andrebbe tenuto conto del suo valore intrinseco: indubbiamente le certificazioni d'autenticità e le stime di un'opera d'arte elaborate da esperti hanno un loro peso, ma un conto è il valore di mercato e un conto quello che un'opera può rivestire in un certo contesto.
Se le opere, stimate complessivamente intorno ai 150.000 euro appartenessero, ad esempio, a privati che volessero disfarsene mettendole all'asta, non troverebbero probabilmente nessun acquirente di altre regioni disposto a corrispondere tale cifra, mentre il Comune di Ivrea, nel caso potesse disporre di adeguate risorse, potrebbe essere un compratore pronto al rilancio e disposto anche a versare una somma decuplicata o centuplicata pur di accaparrarsi beni legati alla storia sua e del proprio territorio.
Ad esempio, la testa bifronte. I siti Internet legati al Comune di Corio la descrivono in due modi differenti: l'uno, 'E' probabile che non raffiguri il romano Giano Bifronte, ma una divinità celtica che c'era nelle Gallie agli inizi dell'età romana, con due nomi: Iovantucarus, che ama i giovani, e Senicarus, che ama i vecchi. E' una pietra locale, inadatta a essere scolpita, ma si riconosce bene il tentativo di imitare il patetismo dell'arte greca più recente. Possiamo datarla al 100 a.C.". L'altro 'una scultura, ritenuta dagli studiosi celto-romana, raffigurante Giano Bifronte. La testa a due facce, una glabra e una barbuta, è stata descritta, a livello storico, quale ‘documento dell'inizio d'una collaborazionè tra indigeni presenti ormai da tempo sulla testata della pianura pianura Padana e i colonizzatori romani. Fra l'altro si è ipotizzato che tale scultura, potesse testimoniare l'avvenuto innesto della rete viaria alpina, celtica e ligure imperiale romana".
Giano Bifronte o meno, il Comune di Corio o un ricco collezionista del luogo sarebbero certamente disposti a spendere molto di più per acquistare uno dei primi importanti reperti relativi a insediamenti umani nel loro territorio rispetto a un collezionista di altra parte d'Italia. Le opere rubate, dunque, oltre al valore venale, valgono, a Ivrea, anche e soprattutto per la loro storia, perché alcune rimandano certamente alla preziosa raccolta lapidaria dei conti Perrone,
E si torna a parlare di quel 'piccolo museo" con le teche ottocentesche accanto a supporti e vetrine moderne, con le collezioni orientali e i reperti archeologici armoniosamente presentati. Un museo che avrebbe potuto essere via via ampliato con l'aggiunta di ulteriori sale, tra le numerose disponibili nell'enorme edificio dell'ex Caserma di piazza Ottinetti, cui sarebbe stato solo necessario il rifacimento del tetto per garantire la corretta conservazione delle opere. Si è invece assistito a 30 anni di interventi costosi e mai finiti, che hanno portato all'attuale museo con una sorta di sala macchine all'ingresso e pareti con enormi macchie di umidità.
Nei primi anni Duemila dai soffitti pioveva sui reperti archeologici ammassati nel lungo corridoio, in alcune sale c'erano scatoloni con materiale cartaceo marcito all'interno, il tutto in un via vai di di operai, addetti e non addetti. Andando a ritroso, negli Anni Novanta furono acquistate le teche climatizzate 'indispensabili alla conservazione degli oggetti orientali laccati e restaurati" che però da almeno dieci anni giacciono riposti in casse. Casse che, anche se di legno particolarmente resistente all'umidità, sono state ammassate in depositi tutt'altro che sani. 'Rispolverato" in tutte le campagne elettorali, il Museo resta visitabile solo ai ladri, a quanto pare.
Ci si chiede, alla vigilia dell'ennesima disposizione progettata e ragionata delle opere, se si sia davvero prossimi all'apertura e che cosa troveremo. E mentre il sindaco vagheggia piazze dei Saperi, Città delle Culture, Saloni delle Sapienze e aree museali estese da piazza Ottinetti alla Fabbrica dei Mattoni Rossi, nessuno tra quelli che potrebbero farlo, propone di muoversi per piccoli passi, sommando traguardi a traguardi, ampliando quando possibile, accontentandosi quando necessario.

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Franco Farnè