Devid, no dei genitori agli aiuti


BOLOGNA.«Temevamo che, rivolgendoci alle assistenti sociali, ci avrebbero tolto i bambini». È per questo che i genitori del neonato morto di freddo a Bologna alla vigilia dell'Epifania, non hanno mai accettato o chiesto aiuti: alla mamma del piccolo erano già stati portati via e dati in affido due bambini, nati nel 2001 e 2003 da precedenti relazioni. A raccontarlo è il papà di Devid, Sergio Berghi, 43 anni, che aggiunge: «Non viviamo per strada, abbiamo una casa in affitto in via delle Tovaglie, paghiamo 460 euro al mese». Ma i vicini dicono di non vederli da mesi e secondo Piazza Grande, l'associazione che si occupa di assistenza dei senzatetto in città, la notte precedente al decesso, madre e figli l'hanno trascorsa in una roulotte.
Intanto è emerso che a uccidere David sarebbe stata una broncopolmonite che ha scatenato una grave insufficienza cardio-respiratoria. Un processo che non si è compiuto in poche ore, ma in più giorni. Per Franco Walter Grigioni, direttore dell'Unità Operativa di anatomia del Policlinico Sant'Orsola, che ha eseguito il riscontro diagnostico sul neonato, il freddo è stato concausa, perché le temperature rigide favoriscono l'attacco virale e abbassano le difese immunitarie. Escluso che il bambino sia stato ucciso da un rigurgito.
Ascoltati ieri in questura, i genitori Sergio e Claudia, oltre a ripetere di essere «una famiglia normale che paga regolarmente bollette e affitto» e che vive di lavoretti in nero, avrebbero invece sostenuto di non essersi accorti di malesseri del bambino nei giorni precedenti al ricovero d'urgenza. Insomma, che il piccolo stava male sarebbe diventato evidente solo poco prima che venisse chiamato il 118. «Scandaglieremo con scrupolo ogni piega della vicenda - ha assicurato il portavoce della Procura, il procuratore aggiunto Valter Giovannini - Comunque non si può dimenticare che, in generale, il dovere primario di tutela del minore deve essere esercitato prima di tutto dai genitori. Anche solo chiedendo aiuto o assistenza». Dal canto suo la procura dei minori di Bologna ha fatto sapere di aver ricevuto la segnalazione della tragedia solo lunedi mattina dai servizi sociali del Policlinico Sant'Orsola. Nella comunicazione arrivata dall'ospedale, gli operatori parlavano di precarie condizioni igienico-sanitarie dei neonati (vestiti con una tutina e avvolti solo in una copertina di pile) e anche della sorella maggiore. Facevano inoltre presente che al momento della dimissione dei bambini dopo il parto, avvenuto il 13 dicembre scorso, erano state date una serie di prescrizioni, come la raccomandazione a non esporre i due prematuri al freddo vista la fragilità delle loro difese. La procura ha quindi subito depositato un ricorso urgente per la messa a tutela di tutti i figli della donna. Fatto sta che fino a ieri al tribunale minorile non era ancora arrivata alcuna segnalazione dal Comune.

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Monica Viviani