«Caso Asa, intervenga il territorio»

IVREA.Giovedi sono intervenuti, con lo striscione, all'apertura dello Storico Carnevale. E, ieri, hanno dato un ultimatum ai sindaci e agli amministratori dei 52 Comuni del Consorzio Asa. I lavoratori Asa vivono giorni di ansia. «Se entro 30 giorni, partendo dal 7 gennaio, non ci dicono chi e come intendono salvare i nostri posti di lavoro faremo un muro umano all'ingresso dello stabilimento di del Ghiaro, a Castellamonte». «Riteniamo intollerabile l'assenza dei sindaci e della amministrazioni comunali per risolvere questo problema - aggiungono -. Solo tante parole, mille riunioni ma nulla di concreto è stato fatto». Parole chiare, quelle dei dipendenti Asa che fanno capo a 400 famiglie dell'Alto Canavese, che tentano di salvare una realtà importante per il territorio. Condivide le parole dei lavoratori Asa e rilancia Luigi Ricca, politico attento a cogliere, in ogni occasione, i sentimenti del territorio: «I dipendenti Asa sono una questione primaria del territorio - afferma Luigi Ricca-. Devono avere risposta in tempi rapidi. Poi servirà anche una riflessione sulle cause del disastro. La silenziosa ed ordinata presenza di una rappresentanza dei lavoratori alla manifestazione di apertura del Carnevale di Ivrea non può essere liquidata come una delle tante che, purtroppo, da diversi anni toccano pesantemente il territorio canavesano». «Non che questi lavoratori - prosegue Ricca - siano diversi dagli altri, ma diversa è la natura societaria dell'azienda che oggi vede a rischio circa 400 posti di lavoro. Non si tratta, in questo caso, di un'impresa che delocalizza o vende l'attività, né di pirateria imprenditoriale o semplicemente di cessazione di attività per l'evoluzione del mercato. Si tratta di un'impresa con partecipazione interamente pubblica che gestisce oltretutto alcuni servizi indispensabili e di rilevanza primaria». «Non che sia un caso unico - prosegue Ricca -. All'inizio degli anni Duemila anche la Scs, società di raccolta rifiuti dell'area eporediese chiuse i bilanci in rosso, anche se di dimensioni diverse (circa 2 milioni di euro), ma la risposta degli azionisti (che, ironia della sorte guardavano all'Asa come modello di efficienza) portò al pronto ripianamento e al risanamento aziendale. Oggi la risposta da dare ai dipendenti Asa è una questione primaria cui il territorio non può sottrarsi. Poi sarà necessario fare qualche riflessione sulla inefficienza gestionale e di controllo che ha prodotto un debito astronomico».