Tutti liberi, Alemanno contro i giudici


ROMA.Tutti liberi in attesa di processo. Tutti tranne un trentaduenne, dal cognome ingombrante, che sarebbe stato fermato con le pietre in tasca e che per ora è stato mandato agli arresti domiciliari. Si sono chiuse con questo risultato le udienze di convalida per i 23 giovani fermati durante gli scontri seguiti al corteo di martedi. Un risultato che ha fatto infuriare il sindaco Alemanno, Pdl e Lega, tutti contrari al «pericoloso segnale» venuto dalla magistratura.
Le udienze a porte chiuse si sono tenute ieri mattina, in una città giudiziaria blindata da carabinieri e polizia in assetto antisommossa, in cinque diverse sezioni del tribunale. Dentro, compagni di studi e genitori a dir poco in ansia, fuori un sit-in di manifestanti venuti in solidarietà a chi è rimasto nella rete.
L'ultimo gruppo di fermati ha lasciato l'aula con i pugni alzati in segno di vittoria; ma dopo 48 ore trascorse in una gelida cella di sicurezza la maggior parte di loro ha preferito non parlare. Diciannove anni il più giovane, 37 il più vecchio, i 23 fermati sono comparsi davanti ai giudici di piazzale Clodio in un clima di palpabile tensione. Tutti si sono dichiarati innocenti e hanno respinto in blocco le accuse. Innocente la fuori sede di scienze politiche, innocente il giocoliere parigino travolto dal parapiglia, innocente il laureando in architettura che vagava su via del Corso in cerca della fidanzata dispersa tra cariche e fumogeni, innocente il ricercatore di matematica che al corteo voleva solo scattare foto. Innocenti i tre ragazzi caduti mentre scappavano.
I giudici dei cinque collegi hanno ascoltato le contestazioni avanzate nei confronti di ogni fermato (dalle lesioni alla resistenza). Ma alla fine - durante la camera di consiglio la quarta sezione ha anche visionato alcuni video degli scontri diffusi su You Tube - il verdetto è stato unanime. I ragazzi, tutti incensurati, sono stati liberati in attesa dei processi fissati per alcuni al 23 dicembre e per altri al 15 febbario. Solo a due è stato imposto l'obbligo di firma mentre per altri tre è scattato il divieto di tornare a Roma. I giudici, insomma, hanno ritenuto che per ora non vi fossero i gravi indizi di colpevolezza necessari a emettere provvedimenti di custodia. E hanno specificato che è necessario approfondire la posizione di ciascuno poichè i motivi dei fermi descritti nei verbali erano generici. Se ne riparlerà dunque a processo, dopo che la Digos avrà finito di studiare i filmati girati in piazza. Compreso quello che immortala il fermo di un ragazzo messo a terra e preso a calci in testa: un episodio sul quale il questore ha ordinato indagini.
Il solo a vedersi dare gli arresti domiciliari è Mario, 32 anni, figlio del leader storico dell'Autonomia operaia romana, Vincenzo Milucci. Lo avrebbero preso con cinque chili di sassi addosso. Accuse «ridicole» secondo la mamma Simonetta Cresci che ieri era in aula nei panni di avvocato a difendere il figlio.
Il rilascio dei 23 ha però scatenato una ridda di polemiche guidate dal sindaco Alemanno che ha protestato a nome della città per la decisione «minimalista» dei giudici e definito gli imputati «pericolosi per la collettività». Secca la replica dell'Anm: «Ribadiamo che se le critiche sono legittime, non lo sono gli insulti ai giudici».

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Natalia Andreani