Neri Parenti: «Non disprezzate i cinepanettoni, sono film onesti»
I'cinepanettoni"? «Sono film onesti». Neri Parenti, origini fiorentine, classe 1950, regista di film cult come 'Fantozzi" e 'Le comiche", è anche il cineasta per eccellenza delle commedie diventate appuntamento fisso del Natale.
Da quelli con la storica (ex) coppia cinematografica Boldi-De Sica ai vari Natali in giro per il mondo, Neri Parenti li ha diretti tutti: dal primo 'Vacanze di Natale '95", fino all'ultimo 'Natale in Sudafrica" (in sala dal 17 dicembre), che segna il debutto sul grande schermo della showgirl argentina Belen Rodriguez. Quelli di Natale, secondo in regista sono «film da ridere, popolari» che sbancano il botteghino e fanno presa sugli spettatori perché offrono spensieratezza ed «evasione».
Si è accorto che questo è il decimo anno di fila che gira il film di Natale?
«Finché dura...».
Le pellicole che arrivano in sala a Natale funzionano di più, per non parlare dei cosiddetti 'cinepanettone" che vanno benissimo, come se lo spiega?
«A Natale si cerca più evasione che in altri periodi. Il cinepanettone poi, è un genere che funziona per una serie di motivi, a partire dalla collocazione: è una specie di appuntamento natalizio con un film comico che esce in un momento in cui la gente va di più al cinema, poi tratta di periodi vacanzieri e chi è rimasto a casa ha piacere di vedere mete di vacanza. Inoltre sono film che possono esser visti con gli amici come da tutta la famiglia».
Come definirebbe lei il cinepanettone?
«Un film onesto, la gente sa cosa aspettarsi quando va a vederlo, sa che passerà due ore spensierate e divertenti».
In dieci anni sono cambiati? Quanto rappresentano gli italiani?
«Sono andati dietro alla nazione. Sono rappresentativi in negativo: i nostri personaggi sono alleggeriti dai problemi del Paese, difficilmente ci sono drammi veri, non ci sono poveri. Piuttosto c'è la farsa, la rappresentazione più vera, più attinente alla realtà, quella del cinismo. A Natale la gente vuole uscire dalla realtà e preferisce film comici, che raccontino non cose brutte ma buffe».
Per questo uscire con un film a Natale vuol dire anche incassare di più al botteghino? E serve al bilancio dell'industria cinematografica.
«Certamente. I film di Natale si autofinanziano, non hanno bisogno del Fus (Fondo unico per lo spettacolo, ndr). Ma è giusto che il fondo ci sia, perché ci sono film più impegnati che con i tagli non possono essere realizzati. Ci vuole questo e quello: il film che fa soldi e quello che ne fa meno, ma incontra il favore del pubblico».
In questo momento qual è lo stato di salute del cinema italiano?
«L'incremento del 10 per cento di film italiani vuol dire che, se non altro, la salute è stabile. Però il cinema e questo tipo di film sono due cose diverse: il taglio fatto dal governo penalizza un certo tipo di cinema più che un altro. I nostri film si ripagano da soli, l'unica cosa che ci tocca è il tax shelter (detassazione degli utili che il settore ha chiesto al governo di riconfermare nella legge Finanziaria, ndr)».
Nelle pellicole che dirige qual è il mix vincente?
«Intanto una sceneggiatura ad hoc per catturare più pubblico».
Come quella che per 'Natale in Sudafrica" ha previsto nel cast Belen Rodriguez?
«Esatto, quel personaggio è stato scritto proprio pensando a Belen».
Perché Belen?
«Perché due cinquantenni che perdono la testa per una donna è più probabile la perdano per una come Belen, piuttosto che per una donna come Michelle Hunziker, di cui magari ci si innamora».
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Annalisa D'Aprile