Il sindaco Renzi dal Cavaliere, è bufera
FIRENZE.Dopo l'ormai celebre frase sulla necessità di rottamare i vertici del Pd, ecco un altro strappo del sindaco di Firenze Matteo Renzi. Lunedi si è recato ad Arcore da Berlusconi. Il Grande «Nemico» del popolo di centrosinistra. «Ma non c'erano né Emilio Fede, né Lele Mora. Eravamo solo io e il presidente e ci siamo dati del tu», ha raccontato Renzi. «Io faccio il sindaco di Firenze, lui il presidente del Consiglio, non credo ci sia nulla di strano; soltanto in un Paese malato si può pensare che ci sia qualcosa sotto». Insomma Berlusconi e Renzi hanno pranzato da soli («Ma non abbiamo mangiato comunisti») e parlato dei problemi di Firenze, assicura il sindaco.
Ma quella visita ad Arcore, seppure per un nobile fine - i soldi per Firenze - non è affatto piaciuta al Pd. Perché è stata una visita in «pars infidelium», in una zona - la villa di Arcore - di pertinenza del premier, dei suoi amici, da Umberto Bossi a Lele Mora, dei suoi figli e delle sue giovani ammiratrici. «A mio gusto sarebbe stato meglio Palazzo Chigi se si trattava di discutere di un problema di Firenze. Non è vietato per un sindaco incontrare il presidente del Consiglio ma esistono delle sedi, sennò si può capire male», ha commentato il segretario del Pd Pier Luigi Bersani.
Dopo due ore si è accodato anche il segretario regionale del Pd Andrea Manciulli: «Mi dispiace che Matteo sia caduto in questa trappola mediatica. E' stato un errore andare ad Arcore, perchè per risolvere i problemi di Firenze, per i quali siamo tutti al fianco del sindaco, la sede adatta è Palazzo Chigi».
Non è l'incontro con Berlusconi che fa scandalo, ma il luogo. Arcore evoca il mondo e l'intimità berlusconiana. Li vive la famiglia, li sono ricevuti gli amici più cari, li è nata Forza Italia. Li transitano le donne che allietano le serate del Sultano (come lo ha definito il politologo Giovanni Sartori). Andare ad Arcore è una discesa nel cuore del berlusconismo. Sandro Bondi ci andò da comunista e ne usci convertito alla fede del Cavaliere.
Palazzo Chigi è invece il luogo delle istituzioni. Oggi c'è Berlusconi, ieri c'era Prodi. Da qui le polemiche all'interno del Pd. E Renzi pare che ci sia rimasto male, che non se le aspettasse. Ma soprattutto non si aspettava le critiche del popolo dei fans che finora l'ha sempre osannato. Quasi come un idolo calcistico, il nuovo Maradona della politica, il «magico Matteo».
«Male, molto male» e «Sono deluso, deluso, deluso», gridano con tono affranto i fedeli di Matteo. C'è anche chi ha scritto: «Firenze non è una delle tante prostitute che frequentano la villa di Arcore».
Renzi si difende: «Le critiche non sono sull'incontro, ma sul luogo dell'incontro. Berlusconi mi ha invitato ad Arcore e io sono andato ad Arcore, se mi invitava a Palazzo Grazioli o a Palazzo Chigi sarei andato a Palazzo Grazioli o a Palazzo Chigi. Per Firenze».
Già, ma in politica i luoghi, i simboli, le bandiere hanno un grande valore. E Renzi, uomo molto attento ai media, lo sa. E' stata una trappola mediatica tesa al giovane Renzi o un suo calcolo politico? Chiosando una risposta di Renzi è proprio il caso di dire: «Lo scopriremo solo vivendo».
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Mario Lancisi