Furto sacrilego all'ospedale

CUORGNE'. C'è l'ombra della pista satanica sulla grave profanazione avvenuta nella notte tra mercoledi e giovedi nella cappella dell'ospedale di Cuorgnè. Ignoti, hanno trafugato il tabernacolo, di scarso valore, contenente le ostie consacrate. Le indagini si stanno svolgendo a 360 gradi ma l'inquietudine tra i fedeli è grande.
L'unica traccia del passaggio dei malviventi, dopo il gesto inqualificabile, sono i fori alla parete dove era fissato il tabernacolo.
La piccola e semplice cappella, un paio di banchi, alcune sedie ed inginocchiatoi, un crocifisso ligneo alla parete, una statua della Madonna di Lourdes, pochi arredi sacri, si trova a qualche metro dalla portineria, nell'ala destra al piano terreno del nosocomio cuorgnatese.
Poco distante, ci sono gli ascensori e le scale che portano ai piani superiori e che potrebbero aver agevolato la fuga del tutto indisturbata dei ladri, sempre che si possa definirli soltanto tali.
La cappella dell'ospedale è un importante punto di riferimento, dove raccogliersi in silenzio, trovare conforto per gli ammalati ed i loro famigliari ed, inoltre, tutti i giorni, dal lunedi al venerdi, da cinque anni, quando cappellano dell'ospedale era ancora il compianto parroco di Prascorsano, don Ernesto Pacchiotti, dalle 15,30 alle 16,30, qui si ritrova un gruppo di preghiera composto da persone di Cuorgnè, ma anche provenienti dalla frazione Salto e dai vicini centri di Canischio, Valperga e Favria.
«Non ci sono parole - afferma il parroco, don Stefano Turi, che è anche cappellano dell'ospedale -. Si tratta di un atto deplorevole e le ipotesi sono tante: dai semplici ladri ignoranti che credevano che il tabernacolo, che non ha alcun valore artistico e commerciale, potesse essere una cassetta contenente le offerte, alle sette sataniche che utilizzano le ostie consacrate per la celebrazione delle messe nere. Provvederemo ad inoltrare alla Direzione Sanitaria la richiesta di poter incassare nel muro il tabernacolo. La cappella è un luogo molto frequentato, dove la gente cerca speranza, fiducia e non si può di certo togliere il ‘padrone di casa'».
Utili alle indagini potrebbero rivelarsi gli eventuali filmati delle telecamere della videosorveglianza, sempre che fossero in funzione. L'area, in effetti, stando a quanto riportato dai numerosi cartellio, dovrebbe essere monitorata 24 ore su 24. L'ospedale è uno dei cosidetti ‘obiettivi sensibili' è c'è la necessità di capire, ed eventualmente riconoscere, chi entra e chi esce dal nosocomio.
I malviventi, comunque, devono aver avuto il tempo di agire indisturbati. Non esiste un altro accesso alla cappella se non dall'ingresso principale dell'ospedale che, per altro, anche a sera inoltrata e in ore notturne vede con una certa frequenza il ‘passaggio' di famigliari dei ricoverati (o personale specializzato) che necessitano di assistenza. Per ora, resta solo grande sconcerto e preoccupazione per un luogo profanato.

Chiara Cortese